L’Ue rafforza la risposta alle crisi umanitarie aggravate dalla pandemia

Josep Borrell [EPA-EFE/JOHANNA GERON / POOL]

La pandemia ha contribuito ad aggravare le crisi umanitarie, accentuando le fragilità dei sistemi sanitari di alcune aree del mondo e non solo. Secondo le Nazioni Unite, quasi 235 milioni di persone avranno bisogno di qualche forma di assistenza nel 2021, un aumento del 40% dal 2020 e un quasi triplicarsi dal 2014.

Inoltre sono in aumento gli attacchi diretti contro civili, ospedali e scuole in violazione del diritto internazionale umanitario. Nel 2019 sono stati segnalati 277 attacchi contro operatori umanitari, che hanno causato la morte di 125 persone. Per questo l’Unione europea intende creare “una nuova capacità di risposta umanitaria europea per intervenire direttamente nelle crisi”.

Per rafforzare la propria capacità di intervento e far arrivare gli aiuti, compresi i vaccini contro il Covid, nei Paesi più fragili l’Ue intende semplificare la logistica, consentendo di mettere in comune le risorse e facilitandone la diffusione sul campo.

L’Unione europea opererà in coordinamento e in complementarità con il meccanismo di protezione civile dell’Unione, basandosi sul sostegno operativo del centro di coordinamento della risposta alle emergenze dell’Ue.

Più aiuti e monitoraggio delle violazioni

“Oggi una crisi umanitaria dura mediamente oltre 9 anni, se non di più. Molte rischiano di essere “dimenticate”, come nei casi di Yemen e Siria. Ma l’Ue non dimentica. Gli aiuti umanitari sono uno degli esempi più tangibili dell’azione esterna dell’Ue e la prova della nostra solidarietà”, ha dichiarato l’Alto rappresentante Josep Borrell.

“In un mondo in cui le crisi si espandono rapidamente e i principi dell’aiuto umanitario vengono messi in discussione come raramente in passato, la responsabilità dell’Ue in quanto attore umanitario a livello mondiale non è mai stata così importante. Purtroppo, questo avviene in un momento in cui i bisogni stanno raggiungendo un massimo storico ma la base mondiale dei donatori resta spaventosamente limitata. Dobbiamo ottenere migliori risultati, rafforzando l’efficacia e l’impatto della nostra azione umanitaria. Dobbiamo essere in grado di reagire con tutta la forza possibile non appena si profili una crisi”, ha aggiunto il commissario per la Gestione delle crisi Janez Lenarčič.

Per proteggere le popolazioni civili l’Ue si impegna a sorvegliare sistematicamente le violazioni del diritto internazionale umanitario, rafforzare il “dovere di diligenza in tutti gli strumenti esterni dell’Ue” e a garantire che la politica dell’Unione europea in materia di sanzioni tenga pienamente conto del diritto internazionale umanitario. Per esempio, a gennaio l’Ue ha sospeso 90 milioni di euro di aiuti all’Etiopia dopo aver denunciato che il governo non permette agli aiuti di emergenza di raggiungere i rifugiati nella provincia del Tigray, devastata dalla guerra.

La responsabilità delle aziende

Nei giorni scorsi i membri del Parlamento europeo hanno adottato un’iniziativa legislativa sulla responsabilità di impresa. Il testo esorta la Commissione europea a presentare una legge che obblighi le aziende dell’Ue a risolvere gli aspetti problematici delle loro catene del valore, ossia quelli che potrebbero violare i diritti umani, danneggiare l’ambiente e non rispettare la buona governance. Le nuove norme interesserebbero tutte le grandi imprese dell’Ud, così come le Pmi quotate in borsa e le Pmi che, per esempio, condividono con le aziende più grandi delle catene di approvvigionamento “rischiose”.

Secondo gli eurodeputati tutte le aziende che vogliono accedere al mercato europeo, comprese quelle con sede al di fuori dell’Ue, dovrebbero dimostrare di rispettare determinati standard ambientali e in materia di diritti umani. Tra le richieste dell’Eurocamera c’è anche quella di vietare l’importazione di prodotti collegati a gravi violazioni di diritti umani, come il lavoro forzato o quello minorile.