Libano, il presidente francese Macron cerca finanziatori per la ricostruzione a un anno dall’esplosione del porto di Beirut

Il presidente francese Emmanuel Macron durante il meeting in videoconferenza sul sostegno e gli aiuti per il Libano del 2 dicembre 2020. [Pool/EPA/EFE]

Mercoledì 4 agosto il presidente francese Emmanuel Macron ospiterà una conferenza dei donatori con l’obiettivo di raccogliere più di 350 milioni di dollari (295 milioni di euro) in aiuti per il Libano in occasione del primo anniversario dell’esplosione che ha devastato il porto di Beirut, e invierà un nuovo avvertimento alla litigiosa classe politica del paese mediorientale.

A dodici mesi di distanza dalla tragedia, che ha fatto precipitare ulteriormente il Libano nella crisi economica, i suoi politici non sono ancora stati in grado di formare un esecutivo in grado di ricostruire il Paese, nonostante le pressioni francesi e internazionali. La deadline di metà settembre per la formazione di un esecutivo nella pienezza delle sue funzioni non è stata rispettata, e attualmente il paese è retto da un governo provvisorio guidato dal quarto premier in pochi mesi, l’uomo d’affari miliardario Najib Mikati.

“Dal momento che la situazione continua a peggiorare, la necessità di un governo sta diventando sempre più urgente”, ha detto ai giornalisti un consigliere di Macron.

La Francia ha guidato gli sforzi internazionali per far uscire dalla crisi la sua ex colonia. Macron ha visitato Beirut due volte dal giorno dell’esplosione del porto, ha raccolto aiuti di emergenza e ha imposto divieti di viaggio ad alcuni alti funzionari libanesi per forzare la classe politica libanese a varare un pacchetto di riforme. Inoltre, ha convinto l’Unione europea a concordare un quadro di sanzioni pronto per essere utilizzato.

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Najib Mikati ha ottenuto l’incarico dal presidente libanese Michel Aoun per costruire un nuovo esecutivo, mentre dal Servizio per l’azione esterna dell’Unione si chiede di fare presto sul processo di composizione.

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Ma le iniziative del presidente francese, compreso l’aver ottenuto l’impegno dei politici libanesi a formare un governo formato da tecnici e non rigidamente spartito secondo logiche confessionali e di fazione, come sempre avvenuto nel paese dalla fine della sanguinosa guerra civile, sono state finora vane.

Alla conferenza, che è co-organizzata dalle Nazioni Unite, parteciperanno il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e una quarantina di altri leader mondiali, compresi quelli di Egitto, Giordania, Iraq e Canada, ha affermato l’ufficio di Macron. La Gran Bretagna sarà invece rappresentata dal ministro degli Esteri, Dominic Raab.

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La conferenza organizzata l’anno scorso a poca distanza dall’esplosione ha raccolto circa 280 milioni di dollari (236 milioni di euro), con gli aiuti di emergenza che erano stati tenuti lontani da quelle che Macron aveva definito le “mani corrotte” dei politici libanesi, e dirottati a organizzazioni non governative e gruppi di aiuto.

I nuovi aiuti umanitari saranno incondizionati, ha spiegato l’ufficio del presidente francese, ma circa 11 miliardi di dollari (9,3 miliardi di euro) di finanziamenti a lungo termine raccolti nel 2018 rimangono ancora bloccati, perché subordinati a una serie di riforme da attuare da parte delle autorità politiche libanesi.