Libano, altri 30 milioni dalla Commissione europea, mentre crescono le proteste contro il governo

Il presidente francese Emmanuel Macron (sullo schermo) nel collegamento video con i leader mondiali sugli aiuti al Libano. EPA-EFE/ALSOLAJEROCOM AYOZE MORERA / DISPENSA USO SOLO EDITORIALE / NESSUNA VENDITA

Il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel va in visita in Libano, mentre prosegue la corsa agli aiuti dopo la terribile esplosione che ha devastato buona parte della capitale Beirut provocando oltre 150 morti e circa 6.000 feriti: la conferenza dei donatori stanzia 250 milioni. 

Un forte impegno a essere solidali con il popolo libanese e la promessa di raccogliere “grandi risorse” nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, dopo la devastante esplosione di martedì che ha ucciso più di 150 persone, ferite circa 6.000 e ne ha lasciate 300.000 senza casa. Questi i buoni intenti dei leader di governo, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che hanno partecipato alla videoconferenza dei donatori (domenica 9 agosto) organizzata dalla Francia di Macron.

Oltre ai leader di quasi 30 Paesi, hanno partecipato anche i rappresentanti dell’Unione Europea e della Lega Araba, ma anche il coordinatore degli aiuti Onu Mark Lowcock, rappresentanti della Banca mondiale, della Croce Rossa, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca europea per gli investimenti e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

In questo quadro, da un lato è evidente la leadership di Macron nel coordinamento degli aiuti internazionali in ottica strategicamente neo-coloniale, dall’altro che le istituzioni europee stanno agendo compatte.

Intanto sabato scorso, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è stato a Beirut “per portare la solidarietà degli europei ai libanesi”. La situazione nel frattempo nel Paese è sempre più instabile e proprio nel fine settimana i manifestanti hanno assaltato le sedi di diversi ministeri in segno di protesta, portando domenica alle dimissioni di alcuni importanti esponenti del governo: la ministra (in quota drusa) dell’Informazione Manal Abdal Samad, e Damianos Kattar, il ministro dell’Ambiente cristiano-maronita come il presidente Michel Aoun, che gode anche del sostegno di Hezbollah.

Già dalla prima visita del Presidente francese Macron si erano fatte sentire voci di protesta da parte della popolazione nei confronti del governo, al punto che le dichiarazioni del Presidente francese erano state molto nette.

Nel corso degli scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine ci sono stati oltre 700 feriti e alcune decine di arresti e si segnala la morte di un poliziotto. Il clima è talmente teso che i donatori internazionali, che hanno deciso uno stanziamento di 250 milioni di euro, concordano sul fatto che gli aiuti debbano essere consegnati il prima possibile “direttamente” alla popolazione libanese attraverso l’Onu, scavalcando le autorità governative.

Macron ha detto che spetta alle autorità del Libano “agire affinché il Paese non affondi, e rispondere alle aspirazioni che il popolo libanese sta esprimendo in questo momento, legittimamente, nelle strade di Beirut”. “Dobbiamo lavorare tutti insieme per far sì che non prevalgano né la violenza né il caos”, ha aggiunto. “È in gioco il futuro del Libano”.

La Commissione Ue aveva mobilitato 33 milioni di euro per il Libano, destinati a coprire le spese emergenziali, sostegno medico e attrezzature e protezione delle infrastrutture critiche ma il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha annunciato un ulteriore stanziamento di altri 30 milioni.

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