Guerra in Ucraina: i sindaci europei sostengono il partenariato a lungo termine per la ricostruzione

Kiev, parte devastata di un'autostrada dopo gli attacchi russi [EPA-EFE/MIGUEL GUTIERREZ]

Centinaia di amministratori si sono riuniti a livello europeo per richiedere un rapido embargo totale contro la Russia e per aiutare le autorità locali e regionali ucraine attraverso schemi peer to peer. Tra i presenti anche i sindaci di Roma e Firenze, Roberto Gualtieri e Dario Nardella.

Mercoledì 28 aprile, 300 sindaci, tra cui i leader di 15 capitali europee, si sono uniti nella richiesta di un immediato embargo totale sulle esportazioni di energia russa. I primi cittadini delle città europee sostengono con forza la necessità di mettere più pressione alla Russia, mentre continua la sua devastante guerra in Ucraina, e sull’embargo chiedono di non perdere tempo. “Non alla fine di quest’anno ma immediatamente”, hanno detto in un video messaggio congiunto.

Intanto la Russia, come primo atto di ritorsione contro i paesi Ue, ha interrotto le forniture di gas a Polonia e Bulgaria. Il Cremlino ha spiegato che il motivo dello stop è il rifiuto di Bulgaria e Polonia di pagare il gas russo in rubli in risposta alle sanzioni varate dall’Occidente.

Nel frattempo, le città europee stanno aiutando i loro partner ucraini con donazioni. Il distretto lituano di Šiauliai è stato uno dei comuni europei che ha inviato aiuti umanitari e materiali per circa 100.000 euro a Dolyna, nell’Ucraina occidentale. Tuttavia, non hanno intenzione di fermarsi qui.

“Penso che tra non molto la guerra sarà finita, e anche dopo saranno necessarie varie forme di sostegno”, ha detto il sindaco della città baltica Antanas Bezaras ad EURACTIV. Bezaras sta pianificando uno scambio di visite con Dolyna per mappare le forme locali di autogoverno e sviluppare una partnership a lungo termine con la città. Un incontro tra le due amministrazioni è avvenuto già nel novembre 2021, attraverso un progetto volto ad aumentare la cooperazione e lo scambio di buone pratiche, conoscenze e competenze tra l’Ue e i comuni ucraini.

Šiauliai è uno dei molti comuni europei che stanno cercando di offrire un sostegno a lungo termine alle città dell’Ucraina, mentre iniziano a fare piani per ricostruire il paese devastato dalla brutale invasione russa.

“A mio parere, ci dovrebbe essere un team di esperti che insieme ai nostri specialisti inizierà a ricostruire dalle ceneri le nostre infrastrutture, considerando tutti i principi della moderna urbanistica europea”, ha detto Vadym Boychenko, sindaco di Mariupol, alle sue controparti europee via videolink mercoledì.

Aleksandra Dulkiewicz, sindaco di Danzica in Polonia, gemellata con Odessa, ha convenuto che la collaborazione a livello di amministrazioni locali sarebbe cruciale nella ricostruzione dell’Ucraina. “Credo profondamente che questa idea di partnership sia estremamente importante”, ha detto. “Penso che questo sia qualcosa che possiamo davvero fare”.

Gas russo, Eni e le compagnie energetiche europee alle prese con il problema dei pagamenti in rubli

Eni si starebbe preparando ad aprire un conto in rubli presso Gazprombank, la banca della compagnia statale russa del gas, per soddisfare la richiesta di Mosca di pagare le forniture energetiche in rubli. Lo ha rivelato l’agenzia Bloomberg citando fonti russe.

La mossa …

La creazione di partenariati a lungo termine è stata proposta anche a livello nazionale, con il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky che ha chiesto di gemellare le città e le regioni dell’Ue con quelle del suo paese che dovranno essere ricostruite.

Esprimendo sostegno all’idea, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha detto che “i leader locali e regionali dell’Ue sono nella posizione migliore per capire le vostre esigenze e per offrire competenze pratiche, concrete e operative”, e quindi rappresentano un “collegamento cruciale per la ricostruzione”.

“La cooperazione tra pari a tutti i livelli locali e regionali ci permetterà di accelerare la ricostruzione dell’Ucraina”, ha concordato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Pensate ad architetti, aziende, banchieri ed esperti dell’Unione europea e dell’Ucraina che lavorano insieme – ha aggiunto -. Espanderemo esponenzialmente il numero di città e regioni gemelle tra i nostri due popoli”.

Nel frattempo, gli amministratori locali dell’Ue hanno già iniziato a proporre modi innovativi per contribuire alla ricostruzione dell’Ucraina. Tra questi, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha spiegato come la capitale italiana stia cercando di adottare una scuola ucraina distrutta dalle bombe russe e ricostruirla. Rivolgendosi ai colleghi del Comitato delle Regioni, istituzione consultiva dell’Ue composta da 329 membri, tra cui politici eletti a livello regionale o locale, ha detto che “sarebbe bello se un gran numero” di autorità locali “facesse lo stesso, adottando ogni singolo edificio, città o villaggio ucraino da ricostruire insieme alle autorità locali ucraine”.

Tra i sindaci italiani presenti anche il presidente di Eurocities Dario Nardella, primo cittadino di Firenze, che dal suo profilo Twitter chiede all’Ue e ai governi europei “azioni concrete contro il governo di Putin”. “Pagando le risorse energetiche russe di fatto finanziamo la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina”, ha proseguito il sindaco toscano.

Sostenere gli ucraini in Europa

Nel frattempo, per aiutare le città a gestire l’afflusso di rifugiati dall’Ucraina, mentre la guerra è ancora in corso, l’Unione europea ha allentato le regole che disciplinano la politica di investimenti strutturali a lungo termine.

Guterres in Ucraina: "Questa distruzione è inaccettabile nel XXI secolo. I civili pagano il prezzo più alto"

Il segretario generale dell’Onu è in visita nei luoghi simbolo degli orrori del conflitto in Ucraina.
“Quando vedo questi palazzi distrutti dalla guerra, immagino la mia famiglia, mia nipote nel panico e in fuga. Questa distruzione è inaccettabile nel XXI secolo”. …

Nell’ambito dell’azione di coesione per i rifugiati in Europa (Care), gli stati membri saranno ora in grado di utilizzare il denaro dell’Ue rimasto dal precedente periodo di bilancio 2014-2020 per nutrire, vestire, ospitare, dare un lavoro ed educare le persone in fuga dalla guerra.

La logica di estendere i fondi destinati alla politica di coesione dell’Unione, uno schema di investimento progettato per ridurre le disparità tra le regioni del blocco, non è nuova. Essa segue un esempio simile adottato dalla Commissione sulla scia dell’epidemia di Covid-19.

Allora, l’esecutivo europeo ha allentato le regole della politica di coesione dell’Ue, che rappresentano circa un terzo del bilancio europeo, per consentire al denaro non speso (dal periodo di finanziamento 2014-2020) di essere reinserito in bilancio per affrontare le conseguenze immediate della pandemia.

“Quindi, ancora una volta, la politica di coesione è chiamata a svolgere il ruolo di primo soccorritore – ha detto mercoledì Elisa Ferreira, a capo della politica regionale dell’Ue -. Ancora una volta, abbiamo politiche a lungo termine, ma abbiamo anche lavorato come ‘vigili del fuoco’”.

Tuttavia, i paesi in prima linea nell’accogliere i rifugiati ucraini dicono che questo denaro non sarà sufficiente, come riconosciuto anche dalla Commissione. Altri invece temono che il denaro, inizialmente destinato allo sviluppo delle regioni più arretrate e bisognose di investimenti, sia ora utilizzato per scopi diversi, anche se nobili.

Christophe Rouillon, sindaco di Coulaines, nel nord-ovest della Francia, ha detto che “la mobilitazione d’emergenza dei fondi della politica di coesione è stata una buona cosa, ma in un certo senso, è un uso improprio della procedura”.

“Non possiamo spogliare la politica di coesione e privare gli enti locali e regionali di investimenti a lungo termine che mirano a ridurre le disuguaglianze di ricchezza e a stimolare una crescita rispettosa dell’ambiente”, ha aggiunto.