Vaccini, il Consiglio Ue discute la proposta francese di 13 milioni di dosi ai Paesi africani

L'arrivo del primo carico di vaccini del programma Covax ad Accra, in Ghana, il 24 febbraio 2021. [Handout photo/EPA/EFE]

Nel meeting online di giovedì 25 febbraio, i capi di stato e di governo dell’Ue affronteranno anche il tema dell’invio di 13 milioni di vaccini contro il Covid ai paesi africani, sollevato per la prima volta dal presidente francese Emmanuel Macron al G7 dello scorso 19 febbraio.

“Se noi europei e americani sapremo fornire questi 13 milioni di dosi il più rapidamente possibile, ne guadagneremo in credibilità”, aveva detto Macron ai suoi omologhi durante il vertice, ottenendo il sostegno alla sua proposta da parte della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

“Bisogna trovare un giusto equilibrio” tra i bisogni francesi e gli aiuti necessari ai paesi più poveri, ha invece spiegato a EURACTIV una fonte dell’Eliseo, aggiungendo che Parigi vuole evitare che i paesi africani stipulino accordi bilaterali con le aziende farmaceutiche. L’esecutivo francese è però consapevole che l’opinione pubblica potrebbe essere scettica rispetto a un simile “sforzo collettivo”: per questo, ritiene che se ne debba fare carico non solo l’Europa, ma anche il Regno Unito e gli Stati Uniti.

Il programma Covax in marcia

La discussione in seno al Consiglio Ue, peraltro, avverrà a poche ore di distanza dall’arrivo in Ghana di 600 mila dosi di vaccino AstraZeneca nell’ambito del programma globale Covax, organizzato dalla Gavi Alliance, finanziato dalle Nazioni Unite assieme a partner internazionali e nazionali, e guidato dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

Quella arrivata nel paese dell’Africa occidentale è la prima fornitura del programma a livello internazionale. Le dosi sono state prodotte su licenza dell’azienda britannica dal Serum Institute of India, e sono solo il primo passo di “un’ondata di consegne che ci aspettiamo nelle prossime settimane e mesi coinvolga 190 economie in tutto il mondo”, ha scritto in una nota Gavi Alliance: “Si prevede che entro la fine dell’anno verranno distribuite oltre due miliardi di dosi, di cui almeno 1,3 miliardi andranno ai Paesi a basso reddito senza alcun costo per i loro governi”.

Secondo von der Leyen, “questo è un vero e storico momento di solidarietà globale”, visto che proprio la possibilità di accesso ai vaccini dei paesi poveri ai vaccini è uno dei nodi fondamentali per il contenimento della pandemia. Al momento, però – come ha scritto mercoledì 24 febbraio l’agenzia Afp – la maggior parte delle dosi di vaccino inoculate a livello globale, 217 milioni in tutto, sono state somministrate nei paesi ad alto reddito.

La diplomazia dei vaccini

I rallentamenti nella loro distribuzione, poi, non hanno coinvolto solo l’Europa, tanto che molti paesi del Sud del mondo prevedono di vaccinare quest’anno solo una minima parte della popolazione, e in molti finora non c’è stata nessuna vaccinazione. Anche per questo, i paesi del G7 hanno annunciato uno sforzo economico comune per potenziare Covax e un altro programma, il Covid-19 Tools Accelerator, che però si scontra con le difficoltà e i ritardi delle aziende farmaceutiche.

Nel frattempo, Russia e Cina proseguono con la loro ‘diplomazia del vaccino’. Se Mosca sembra per ora concentrata sui paesi dell’Europa centrale e orientale, Pechino – che pure ha inviato delle dosi del suo antidoto a Serbia e Ungheria – si sta muovendo anche sul fronte africano: mercoledì 24 febbraio il Senegal ha iniziato la sua campagna di vaccinazione con 200 mila dosi del vaccino cinese Sinopharm, e ha annunciato che il 10% di esse verrà inviato in Gambia e Guinea-Bissau. Ad oggi, la Cina ha inviato vaccini in 27 nazioni, e offerto a 53 paesi poveri degli ‘aiuti vaccinali gratuiti’.