Agroalimentare e crisi Covid-19: Ue e Africa intensificano la cooperazione

Operatori in una risaia del Ruanda. EPA-EFE/DAI KUROKAWA

La task force composta da Unione europea e Unione africana ha rivisto le priorità di fronte alla crisi climatica e a quella pandemica che sta colpendo i due continenti.

L’importanza del settore agroalimentare è fuori dubbio, ma spesso non è trattato con il giusto valore e la giusta dignità, in particolare nei Paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo. Uno dei continenti tradizionalmente fragili sulla catena agroalimentare, per svariati motivi, è l’Africa e un rapporto speciale di Euractiv ne affronta le ultime questioni, anche e soprattutto nell’attuale contesto di pandemia.

La Commissione Europea e l’Unione africana, nel maggio 2018, hanno istituito un’apposita task force sull’Africa rurale, con la quale promuovono congiuntamente la sicurezza alimentare, il trasferimento di competenze, l’adattamento al cambiamento climatico e gli investimenti nel settore agroalimentare.

Il mandato di questo gruppo operativo, composto da dodici figure, è stato esteso all’inizio di quest’anno e il lavoro per raggiungere gli obiettivi prefissati nell’agroalimentare africano è stato accelerato dalla pandemia di Covid-19, che ha costretto la task force a rivedere le sue priorità.

In particolare, si è dovuto tener conto sia dell’impatto della pandemia, sia del passaggio a obiettivi climatici più ambiziosi nel contesto del Green Deal dell’Ue. Non a caso, quando la pandemia ha colpito per la prima volta l’Europa e l’Africa nel marzo scorso, si temeva una grave interruzione della catena di approvvigionamento della produzione agricola africana.

Wolfgang Burtscher, direttore generale della Direzione generale dell’agricoltura (Dg Agri) della Commissione europea, durante la prima riunione del gruppo che valuta l’impatto del Covid-19 sulla sicurezza alimentare, convocata dalla Fao (Onu) e dall’Ua, ha sottolineato l’importanza del commercio e del lavoro dei governi per garantire continuità ai processi di approvvigionamento alimentare, che le due organizzazioni hanno descritto, già in aprile, come “un servizio essenziale che deve continuare ad operare durante i periodi di blocco, emergenza, coprifuoco e altre misure di contenimento”.

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Tuttavia, pare che alcuni Paesi africani, nonostante il calo della produzione agricola fino al 25%, abbiano utilizzato la pandemia e l’interruzione delle importazioni di cibo, per dare priorità alla produzione agricola nazionale e alla sicurezza alimentare.

Il Ghana, ad esempio, è uno dei numerosi Paesi africani che addirittura ha registrato un recente incremento della produzione nazionale di colture di base, come riso e mais. Il ministro dell’agricoltura di Accra, Owusu Afriyie Akoto, ha affermato che “la pandemia Covid-19 offre al Ghana un’opportunità d’oro per ottimizzare la produzione alimentare per soddisfare il fabbisogno interno, far crescere le nostre esportazioni e creare posti di lavoro”.

Peggy Serame, ministro del commercio e degli investimenti del Botswana, in un’intervista di Euractiv.com, ha dichiarato: “Stiamo vedendo molte più aziende che si dedicano alla produzione alimentare”.

I prezzi delle colture di base tendono a non seguire il calo dei prezzi visto da altre materie prime e l’Africa ha assistito a un leggero aumento del commercio agricolo, mentre i singoli Paesi cercano di mantenere le loro scorte alimentari.

Il problema, ha spiegato a Euractiv a inizio anno il capo economista del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite Arif Husain, “non sono le forniture, ma il loro trasporto”. La Banca mondiale ha avvertito che l’interruzione della produzione e delle catene di approvvigionamento potrebbe “innescare una crisi di sicurezza alimentare” in Africa, prevedendo un calo della produzione agricola fino al 7% in caso di restrizioni al commercio, e un calo del 25% delle importazioni di cibo.

Sostegno dall’Unione europea

L’Ue, nel frattempo, ha fornito sostegno finanziario e assistenza tecnica e la settimana scorsa la Commissione europea ha annunciato un pacchetto di sostegno di 180 milioni di euro per i piccoli agricoltori e pescatori in Tunisia. A novembre, invece, un analogo flusso di finanziamenti di 38 milioni di euro è stato lanciato per la comunità agricola angolana per acquistare mais, fagioli, semi di sorgo, oltre a fertilizzanti, attrezzi da lavoro e piccole attrezzature.

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Altrove, iniziative come il Partenariato Europa-Africa per la ricerca e l’innovazione sulla sicurezza alimentare e nutrizionale e l’agricoltura sostenibile (Fnssa), si concentrano sul settore agricolo a lungo termine del continente, mentre a giugno, l’Ue e l’Ua hanno lanciato una piattaforma agroalimentare congiunta che mira a collegare i settori privati africani ed europei, per promuovere investimenti sostenibili e significativi, nel settore agroalimentare.

“L’agricoltura è biologia, e la nostra agricoltura è buona come la nostra scienza. Il Fara guida il mandato dell’Ua di rafforzare l’applicazione della scienza e della tecnologia per accelerare la trasformazione agricola in Africa”, ha dichiarato il dottor Yemi Akinbamijo, direttore esecutivo del Forum per la ricerca agricola in Africa. “Come vicini di casa e, sempre più spesso, come partner commerciali, l’Europa e l’Africa hanno molti interessi comuni e molto da imparare l’una dall’altra mentre i nostri sistemi alimentari affrontano le sfide del futuro”, ha aggiunto.

Ue-Africa, rapporti al bivio

I rapporti tra i due continenti sono altalenanti e si trovano ad un bivio. L’Alto rappresentante Ue Josep Borrell ha espresso in recenti occasioni l’esigenza di un cambio di passo nel partenariato africano, per fronteggiare i molteplici e annosi problemi che lo colpiscono (guerre, crisi climatica, repressione dei diritti umani e democratici), anche in funzione del contenimento dell’espansione cinese, russa e di altre potenze regionali.

La settimana scorsa però è saltato il summit Ue-Ua, una decisione che sarebbe stata presa dal leader dell’Unione africana e presidente del Sudafrica Ramaphosa. A fare da sfondo, dicono a Bruxelles, la “frustrazione” africana per la scarsa considerazione dell’Europa nell’ambito del partenariato.