Vantaggi fiscali in Olanda, la Corte Ue respinge il ricorso di Nike e Converse contro l’indagine Antitrust

[EPA-EFE/ROMAN PILIPEY]

Il Tribunale dell’UE ha respinto mercoledì 14 luglio il ricorso presentato dalle aziende di prodotti sportivi Nike e Converse contro la decisione della Commissione europea di aprire un’indagine sugli accordi fiscali (‘tax rulings’) tra le due società e il governo dei Paesi Bassi.

Secondo i giudici di Lussemburgo, “la decisione impugnata è provvista di una motivazione chiara ed inequivoca, sicché le ricorrenti non possono rimproverare alla Commissione di aver fornito una motivazione lacunosa in merito alla natura individuale delle misure in questione. Pertanto la Commissione non ha disatteso il proprio obbligo di motivazione, data la mancanza di elementi relativi all’esistenza o meno di un regime di aiuti nel caso in esame. Inoltre, la motivazione della decisione impugnata non presenta alcuna contraddizione interna sotto il profilo dell’esame della selettività delle misure in questione”.

Del pari, si legge nella sentenza, “la Commissione ha adempiuto il proprio obbligo di motivazione”, ha “svolto la propria valutazione provvisoria delle misure in questione in modo diligente ed imparziale”, e non ha “violato il principio di buona amministrazione” e quello di parità di trattamento”.

Il caso risale al 2019, quando la Commissione aveva aperto un’inchiesta sugli accordi fiscali stipulati nel 2006, 2010 e 2015 tra il governo dell’Aia e le filiali olandesi di Nike e Converse (tutte e due parti della holding Nike Europe, che a sua volta dipende dalla compagnia madre statunitense, Nike Inc., e che gestisce le vendite dei prodotti dell’azienda in Europa cercando ridurre al minimo le tasse da versare).

Le cosiddette ‘tax rulings’ sono degli accordi con cui i governi accordano alle multinazionali dei vantaggi fiscali. In questo caso, l’accordo riguardava il livello delle royalties dovute da Nike e Converse ad altre società del gruppo Nike quale corrispettivo per lo sfruttamento dei diritti di proprietà intellettuale, che non erano soggette a tassazione nei Paesi Bassi. 

Secondo la Commissione, l’ammontare delle royalties dovute da Nike e Converse non corrisponde all’importo che sarebbe stato negoziato a condizioni di mercato in una transazione comparabile tra società indipendenti. Per questo, nel 2019 l’Esecutivo UE ha avviato un’indagine formale per verificare la possibile esistenza di aiuti di Stato alle due aziende.

Nike e Converse si sono appellate al Tribunale dell’UE, chiedendo l’annullamento della decisione di Bruxelles in quanto vi sarebbero state irregolarità nell’obbligo di motivazione, ed errori di valutazione, e sarebbero stati violati i diritti procedurali. Tutti punti che il Tribunale ha riconosciuto infondati, respingendo integralmente l’impugnazione.

La decisione di mercoledì è una vittoria per la Commissione nei suoi sforzi per combattere i vantaggi fiscali delle multinazionali, che però non sempre è avallata dai giudici: è di poche settimane fa, infatti, il verdetto favorevole ad Amazon e ai suoi accordi fiscali con il Lussemburgo, mentre l’anno scorso Apple aveva vinto il suo ricorso in merito al supposto trattamento fiscale di favore ottenuto in Irlanda.

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