Privacy, Amazon rischia un multa record per violazione del Gdpr

Il centro logistico di Amazon a Mönchengladbach, Germania. [EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL]

Amazon rischia una multa di 425 milioni di dollari dall’autorità per la protezione dei dati del Lussemburgo per la violazione del Gdpr. Secondo il Wall Street Journal la proposta è già stata consegnata alle autorità degli altri Paesi del blocco. Si tratterebbe della sanzione più alta mai inflitta per violazione del Gdpr.

La commissione per la protezione dei dati del Lussemburgo, la CNPD, ha proposto che Amazon riceva quella che equivarrebbe alla più grande multa mai imposta dalle leggi sulla privacy dell’Unione europea, ha riferito giovedì il Wall Street Journal. L’opinione dell’autorità di Lussemburgo è particolarmente importante dato che Amazon ha il suo quartier generale europeo proprio nel Granducato.

Secondo il rapporto, la commissione lussemburghese per la protezione dei dati CNPD ha inviato la proposta alle altre 26 autorità nazionali per la protezione dei dati dell’Ue. Per procedere con la sanzione, infatti, è necessario che il provvedimento sia concordato con i garanti di tutti i Paesi membri. L’iter potrebbe richiedere mesi e portare a variazioni dell’importo della multa.

Una fonte ha spiegato al Wall Street Journal che il caso riguarda la raccolta e l’uso di dati personali da parte di Amazon e le violazioni delle regole fondamentali sulla privacy dei dati dell’Unione europea. La presunta violazione legale riguarda la raccolta e l’uso dei dati personali degli individui da parte del gigante tecnologico, e non è legata ad Amazon Web Services, la piattaforma che fornisce servizi di cloud computing.

La multa corrisponde a poco più dello 0,1% dei 386,1 miliardi di dollari di entrate annuali di Amazon nel 2020. Il Gdpr prevede che le multe possono arrivare a colpire fino al 4% del fatturato annuale delle aziende. Ciò significa che Amazon potrebbe dover pagare fino a un massimo di 1,54 miliardi di dollari. L’azienda per ora ha preferito non commentare.

La notizia arriva pochi giorni dopo che l’Antitrust Ue e quella britannica hanno deciso di aprire due indagini formali contro Facebook, accusato di aver violato le regole della concorrenza utilizzando i dati pubblicitari raccolti dagli inserzionisti per competere con loro nei mercati in cui il social network è attivo.

Nei giorni scorsi la vicepresidente della Commissione Ue con delega alla Concorrenza, Margrethe Vestager, aveva espresso preoccupazione per il fatto che certi gatekeeper possano usare il loro potere in chiave anticoncorrenziale. “Occorre assicurare che la crescita di Internet avvenga in un modo competitivo – aveva detto -. I primi risultati di alcune ricerche mostrano il ruolo centrale nell’assistenza voce e operativa di determinati gatekeeper, come Google, Apple e Amazon, che indirizzano comportamenti che influenzano negativamente la concorrenza”.