Pacchetto mobilità: cosa cambia per i camionisti d’Europa

Le nuove regole garantiscono maggiore tutela per la salute degli autotrasportatori. [Immagine: Flickr]

Europa in movimento. Si chiama così il pacchetto mobilità approvato nella plenaria di mercoledì 8 luglio – già adottato dal Consiglio dell’Unione europea ad aprile 2020 e approvato dalla commissione trasporti dell’Europarlamento a giugno – che riforma il trasporto su gomma nell’Ue e mira ad aiutare gli autotrasportatori a combattere la concorrenza sleale. Ecco cosa cambia per i camionisti comunitari. 

Le nuove regole guardano innanzitutto alla salute dei conducenti, concedendo maggiore flessibilità nell’organizzazione dell’orario di lavoro per poter trascorrere più tempo a casa e innalzando gli standard per i momenti di riposo.

Non è questione di quantità – la durata massima del lavoro e i tempi minimi di stacco non cambiano – ma di qualità: il periodo di riposo settimanale regolare, pari a 45 ore, non potrà più essere trascorso a bordo del veicolo e, quando non è possibile rientrare nella propria abitazione, le spese per vitto e alloggio saranno a carico del datore di lavoro.

Un secondo punto cruciale riguarda il cabotaggio, ossia la pratica per cui un camion straniero effettua consegne nazionali sul territorio di un altro paese dell’Ue subito dopo aver concluso una consegna internazionale da un paese terzo.

In questo modo si riducono i viaggi a vuoto ed è possibile risparmiare carburante (ottimizzando le tratte e riducendo anche l’impatto ambientale del servizio di consegna) ma, se il cabotaggio diventa sistematico, rischia di tradursi in concorrenza sleale nei confronti degli autotrasportatori nazionali.

Per questa ragione non cambia il numero massimo di operazioni consentite – tre nell’arco della settimana successiva al trasporto internazionale – ma, raggiunto questo limite, devono trascorrere almeno quattro giorni prima che lo stesso veicolo possa essere usato di nuovo per cabotaggio. I controlli in proposito potranno essere coordinati da due o più autorità nazionali. 

Anche in materia di distacco dei conducenti – cioè quando un guidatore professionista è chiamato temporaneamente a prestare servizio in un altro stato membro – c’è aria di novità: gli autotrasportatori beneficeranno del principio della parità di retribuzione a parità di lavoro nello stesso luogo.  

Mezzi e conducenti, poi, dovranno tornare in sede almeno una volta ogni otto settimane, per scoraggiare la creazione di società di comodo – cioè di aziende registrate in un paese ma che svolgono sistematicamente attività in un altro stato europeo – che falsano la concorrenza. 

Se un’operazione è organizzata in modo da mantenere intatto il collegamento tra il lavoro del conducente e il paese di stabilimento, però, l’autotrasportatore non rientrerà nelle nuove norme circa il distacco. Non cambiano quindi le operazioni di trasporto bilaterale né quelle di transito.

Nel tragitto verso il paese di destinazione e sulla via del ritorno è consentita un’ulteriore attività di carico o scarico di merci in entrambe le direzioni senza rientrare nel regime di distacco (oppure nessuna attività nel tragitto di andata e fino a due al rientro). Regole analoghe sono previste per il trasporto passeggeri, con l’aggiunta di una sosta in più durante le operazioni bilaterali.

Le nuove norme sono estese agli operatori di veicoli commerciali leggeri di peso superiore alle 2,5 tonnellate, che dovranno dotarsi di tachigrafo digitale intelligente nella sua versione più aggiornata. Questo strumento permette di registrare i tempi di guida e di riposo, la velocità di crociera e i percorsi scelti.

Gli ultimi modelli rilevano automaticamente quando si passa una frontiera e memorizzano i luoghi di carico e scarico per facilitare i controlli. Per mettersi in regola c’è tempo fino al 2025 se già si possiede un tachigrafo intelligente vecchio modello. Le sanzioni scatteranno nel 2024 per chi ha ancora tachigrafo analogico e tra tre anni per i nuovi autocarri.

La riforma europea dei trasporti su gomma è stata accolta positivamente in Italia: Paolo Uggè, vicepresidente di Conftrasporto e Confcommercio, ha applaudito all’iniziativa invocando “stesso mercato, stesse regole”.

Eppure i ministri competenti di nove paesi membri – Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania e Ungheria avevano chiesto la revisione del pacchetto, paventando che “una nuova pesante cortina di protezionismo scenderà sul mercato interno dell’Ue”.

Il via libera è arrivato a tarda notte. Conftrasporto ha espresso grande soddisfazione per l’approvazione del pacchetto: “Dopo anni di intensa attività, finalmente il Parlamento europeo ha approvato le norme che accolgono alcune delle proposte avanzate da Conftrasporto-Confcommercio, sulle quali la Confederazione nazionale dei trasporti e della logistica ha lavorato per molto tempo”.