Esteso il ‘Temporary Framework’: opportunità e rischi dello Stato imprenditore

La commissaria europea per la Concorrenza Margrethe Vestager.

La Commissione Europea lo aveva già annunciato qualche giorno fa, dopo aver sottoposto ai paesi membri una bozza di revisione della normativa sugli aiuti di Stato. Bozza che prevedeva l’estensione alla fine di giugno del 2021 delle clausole speciali concordate in tre tappe durante la pandemia. Oggi l’adozione formale della decisione, con l’ulteriore prolungamento al 30 settembre del sostegno alla ricapitalizzazione.

Probabilmente era inevitabile, visto l’andamento della pandemia. E visto che non è ancora chiaro quali saranno i settori che alla fine risulteranno più colpiti dalla crisi, con effetti anche di lungo periodo ancora oggi difficilmente prevedibili.

Lo Stato ritorna quindi a guidare le economie europee. Come in un pendolo che oscilla, dopo la stagione dello Stato imprenditore, dominante fino agli anni Settanta, abbiamo avuto uno spostamento verso uno Stato regolatore, arbitro (teoricamente) imparziale della competizione sul mercato. Adesso, col Covid-19, ecco un nuovo rimbalzo.

L’opportunità di investire risorse pubbliche per mantenere liquide aziende strategiche temporaneamente in difficoltà è naturalmente benvenuta. Il rischio è che vengano tenute artificialmente a galla imprese ormai fuori dal mercato, che producono beni e servizi incoerenti (o lo fanno in modo incoerente) con le esigenze dei consumatori.

Il monitoraggio su dove le risorse dei contribuenti verranno incanalate, come verranno gestite e sulle modalità di uscita dalla ricapitalizzazione pubblica diventa adesso essenziale; e deve essere sottoposto alla massima trasparenza.