Concessioni balneari: proroga solo fino al 2023. Il Consiglio di Stato dà ragione all’Ue

Guardia di Finanza controls Italian beaches by helicopter [EPA-EFE/FABIO MUZZI]

Dal 2024 non ci sarà alcuna possibilità di proroga e il settore dovrà aprirsi alla concorrenza.

Le concessioni balneari non potranno essere prorogate oltre dicembre 2023. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, riaffermando quanto era già stato stabilito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nel 2016 con una sentenza di condanna nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle norme europee sul mercato unico e la concorrenza (la cosiddetta direttiva Bolkestein). “Dal giorno successivo, tuttavia, non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza”, si legge in una nota dell’adunanza plenaria.

“La tutela della concorrenza (e l’obbligo di evidenza pubblica che esso implica) è, d’altronde, una materia trasversale, che attraversa anche quei settori in cui l’Unione europea è priva di ogni tipo di competenza o ha solo una competenza di sostegno: anche in tali settori, quando acquisiscono risorse strumentali all’esercizio delle relative attività (o quando concedono il diritto di sfruttare economicamente risorse naturali limitate) gli Stati membri sono tenuti all’obbligo della gara, che si pone a monte dell’attività poi svolta in quella materia. Altrimenti, si dovrebbe paradossalmente ritenere che anche le direttive comunitarie in materia di appalti e concessioni non potrebbero trovare applicazione ai contratti diretti a procurare risorse strumentali all’esercizio di attività riservate alla sovranità nazionale degli Stati”, spiega il Consiglio di Stato.

“È indiscutibile che il confronto competitivo, oltre ad essere imposto dal diritto dell’Unione, risulta coerente con l’evoluzione della normativa interna sull’evidenza pubblica, che individua in tale metodo non solo lo strumento più efficace per la scelta del miglior “contraente” (in tal caso, concessionario), cioè del miglior interlocutore della pubblica amministrazione – prosegue il comunicato -, ma anche come mezzo per garantire trasparenza alle scelte amministrative e apertura del settore dei servizi al di là di barriere all’accesso. Inoltre, il confronto è estremamente prezioso per garantire ai cittadini una gestione del patrimonio nazionale costiero e una correlata offerta di servizi pubblici più efficiente e di migliore qualità e sicurezza”.

È dal 2009 che il sistema delle concessioni balneari italiano è nel mirino di Bruxelles. Nel 2016, al termine di una prima procedura d’infrazione, sul caso si era pronunciata la Corte di giustizia. Il 3 dicembre 2020, la Commissione europea era tornata alla carica con l’avvio di una nuova procedura d’infrazione sottolineando che l’Italia non solo non aveva ancora attuato la sentenza della Corte del 2016, ma che “da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute”.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che a partire dal 2024 “tutte le concessioni demaniali dovranno considerarsi prive di effetto, indipendentemente da se vi sia – o meno – un soggetto subentrante nella concessione”.