Concessioni balneari: i problemi dell’applicazione della direttiva ex Bolkestein sotto l’ombrellone

HORACIO VILLALOBOS/EPA

Gli eurodeputati della Lega chiedono che gli stabilimenti balneari italiani siano esentati dalla direttiva sui servizi ma il commissario europeo Breton replica: il demanio pubblico deve essere concesso tramite gare aperte.

Un gruppo di europarlamentari della Lega, Marco Campomenosi, Alessandra Basso, Mara Bizzotto, Paolo Borchia, Massimo Casanova, Rosanna Conte, Antonio Maria Rinaldi, Isabella Tovaglieri e Lucia Vuolo, ha scritto una lettera al commissario europeo al mercato interno Thierry Breton per chiedere la revisione della direttiva Bolkestein per gli stabilimenti balneari.

La risposta di Breton non si è fatta attendere. Per la Commissione Ue è giusto che i balneari rientrino nella direttiva servizi, la famosa e vituperata, almeno in Italia, ex direttiva Bolkestein, e che quindi le concessioni vengano assegnate tramite una “procedura aperta, trasparente e imparziale quando si tratta di decidere a quali imprese concedere il diritto di utilizzare il demanio pubblico (in questo caso le spiagge) per offrire i propri servizi”. Lo scrive il commissario al mercato interno, Thierry Breton, nella risposta all’interrogazione dalle Lega che chiedeva di escludere i balneari dall’applicazione della direttiva.

L’intervento del commissario europeo si inserisce nella discussione sulle concessioni balneari  che è tornata in auge dopo l’approvazione di un emendamento al “decreto rilancio” che ha esteso al 2033 la proroga delle concessioni. 

Le concessioni degli stabilimenti balneari sono particolarmente sfavorevoli per lo Stato e nonostante la direttiva europea dal 2006, in Italia sono sempre prorogate alle stesse famiglie e aziende, con canoni d’affitto davvero molto bassi. Alcuni dati emblematici in questo senso sono stati diffusi da un altro europarlamentare italiano, Carlo Calenda, in un video diffuso sui suoi canali social. 

Nel 2006, con l’approvazione della “direttiva Bolkestein” da parte della Commissione Europea, si sarebbe dovuto prevedere che servizi e concessioni pubbliche fossero affidati ai privati tramite vere e proprie gare: regole certe, pubblicità internazionale, maggiori guadagni per lo Stato e migliori servizi per i bagnanti, con l’obiettivo di arginare le rendite di posizione.

In verità, salvo in pochissimi casi, tutto questo non è ancora avvenuto e rischia di non avvenire ancora per parecchio tempo.

“La Commissione Ue ritiene che non sarebbe opportuno presentare una proposta legislativa per sospendere in futuro l’applicazione della direttiva sui servizi alle concessioni balneari. La Commissione è in contatto con le autorità italiane al fine di eliminare l’attuale incertezza giuridica, a beneficio degli attuali e dei futuri prestatori di servizi balneari in Italia”, ha scritto Breton, ricordando che il settore del turismo, anche balneare, beneficerà degli aiuti Ue, inclusi quelli del Recovery fund.