Carburanti per barche, Corte Ue: l’Italia ha violato la direttiva sulle accise

Uno yacht da diporto al largo di Capri. [EPA-EFE/Giuseppe Catuogno]

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha giudicato in violazione del diritto dell’Ue la decisione dell’Italia di esentare dalle accise il carburante per le imbarcazioni private da diporto noleggiate per attività non commerciali.

Secondo la Corte Ue, concedendo l’esenzione dalle accise per le imbarcazioni da diporto noleggiate l’Italia ha contravvenuto agli obblighi sanciti nella direttiva 2003/96 sulla tassazione dell’energia. Qui si decreta infatti che i prodotti energetici usati come carburante possano godere di un’esenzione solo se usati per scopi commerciali.

La contestazione nei confronti dell’Italia da parte della Commissione è arrivata nel 2018: l’esenzione sulle accise, prevista in Italia per le imbarcazioni a noleggio indipendentemente da come vengono utilizzate, dovrebbe invece essere esclusa nel caso in cui l’utilizzatore finale la usi a scopo di diporto.

Nel 2020 la Commissione non ha ritenuto soddisfacenti le spiegazioni dell’Italia, perciò ha proposto il ricorso per inadempimento. Con la sentenza del 16 settembre, la Corte Ue dichiara che l’Italia è effettivamente venuta a meno agli obblighi sanciti dalla direttiva.

Secondo quanto spiega la Corte di giustizia europea, l’esenzione fiscale è collegata al fatto che i prodotti energetici siano utilizzati come carburante per la navigazione nelle acque dell’Ue per scopi commerciali, ovvero quando un’imbarcazione serve direttamente a una prestazione di servizi a titolo oneroso.

Di conseguenza, nel caso del noleggio la concessione o il rifiuto dell’esenzione è collegata al modo in cui la utilizza chi l’ha noleggiata: se lo fa per scopi commerciali è consentita, se invece lo fa per diporto non è applicabile. La legislazione italiana tiene conto esclusivamente del punto di vista del noleggiante, perciò è in contraddizione con la direttiva europea.

Ora l’Italia dovrà adeguarsi alla legislazione Ue, altrimenti la Commissione europea potrebbe proporre un altro ricorso chiedendo sanzioni pecuniarie.