Appalti, l’Ue mette in mora Italia e Spagna per le concessioni autostradali

L'autostrada A1 vicino a Firenze. [EPA-EFE/Claudio Giovannini]

La Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora a Italia e Spagna per aver prorogato le concessioni autostradali senza aver indetto una gara di appalto. Ora i due Paesi hanno due mesi per rispondere. Per l’Italia può scattare il deferimento alla Corte di giustizia.

Italia e Spagna hanno prorogato la durata delle concessioni senza aver indetto una gara d’appalto, una pratica contraria al diritto Ue. Nello specifico, il caso italiano era già stato oggetto di una sentenza emessa nel settembre 2019 con cui la Corte di giustizia Ue stabiliva una violazione per quanto riguarda una concessione alla Società Autostrada Tirrenica p.A.

Trascorsi due anni dalla sentenza, l’Italia non ha applicato alcuna misura per garantirne l’esecuzione e per questo motivo disporrà ora di due mesi di tempo per rispondere ai rilievi della Commissione, altrimenti rischia il deferimento alla Corte di giustizia con il rischio di incorrere in multe e sanzioni.

Analogamente, la Spagna ha prorogato illegittimamente la durata della concessione dell’autostrada AP-9, che collega La Coruña a Tui, nella regione della Galizia. Anche Madrid ora dispone di due mesi per rispondere, altrimenti la Commissione potrà inviare un parere motivato.

Italia sotto esame anche per Iva e lavoratori

La Commissione europea ha deciso inoltre di inviare un parere motivato all’Italia per il mancato recepimento delle norme sull’Iva. La direttiva europea armonizza il trattamento dell’imposta sul valore aggiunto nei diversi Stati membri al fine di evitare doppie imposizioni.I

Gli Stati membri erano tenuti ad adottare le disposizioni nazionali entro il 31 dicembre 2019. Se l’Italia non provvederà a farlo entro i prossimi due mesi, la Commissione Ue potrà decidere di deferirla alla Corte di giustizia.

Inoltre, l’esecutivo europeo ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia per il mancato rispetto delle norme Ue in materia di libera circolazione dei lavoratori, in merito alla retribuzione dei lettori stranieri nelle università italiane.

In Italia una legge del 2004 consente ai lettori di adeguare retribuzione, anzianità e contributi previdenziali a quelli di un ricercatore con contratto part-time e concede il pagamento degli arretrati a partire dall’inizio del rapporto di lavoro.

Tuttavia, la legge impone di sottoscrivere un contratto collettivo, che molte università non hanno firmato, con la conseguenza che i lettori non hanno mai ricevuto il denaro a cui avrebbero diritto. L’Italia ha perciò due mesi per rimediare, altrimenti la Commissione potrà inviare un parere motivato.