Amazon, la corte Ue annulla la decisione della Commissione: dal Lussemburgo nessun aiuto di stato

[EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL]

Il Lussemburgo non ha concesso nessun vantaggio fiscale ad Amazon, che quindi non deve restituire al fisco del paese 250 milioni di euro che secondo l’Antitrust dell’Ue erano frutto di agevolazioni indebite e costituivano un aiuto di stato. Lo ha stabilito mercoledì 12 maggio una sentenza del Tribunale dell’Unione europea che ha sede proprio a Lussemburgo, annullando così la decisione della commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager.

Secondo le motivazioni della sentenza, quindi, “la Commissione non ha dimostrato in modo giuridicamente adeguato che vi sia stata un’indebita riduzione dell’onere fiscale di una filiale europea del gruppo Amazon”.

Il provvedimento contro Amazon era arrivato a ottobre 2017 dopo tre anni di indagini partite in seguito allo scandalo ‘LuxLeaks’ del 2014 e alle rivelazioni dei ‘Panama Papers’ del 2016 : a giudizio della Commissione, grazie a un accordo fiscale (tax ruling) avviato nel 2003 e riconfermato nel 2011, il Lussemburgo aveva ridotto senza una valida giustificazione le imposte pagate da Amazon nel paese, consentendo al gruppo di trasferire la maggior parte degli utili realizzati dalla società locale, soggetta alle regole nazionali (Amazon Eu), a un’altra che non lo era (Amazon Europe Holding Technologies). E facendo quindi sì che la compagnia di Jeff Bezos – aveva detto Vestager illustrando la sua decisione – pagasse “quattro volte meno tasse” di altre aziende con sede in Lussemburgo. Per questo, la Commissione aveva imposto ad Amazon di restituire allo stato lussemburghese 250 milioni di euro.

Sia Amazon che lo stato lussemburghese avevano fatto ricorso al Tribunale Ue, che nel suo verdetto ha dato loro ragione, spiegando che “nessuna delle constatazioni esposte dalla Commissione nella decisione impugnata è sufficiente a dimostrare l’esistenza di un vantaggio” ai sensi del Trattato dell’UE, “cosicché occorre annullarla nella sua totalità”.

In una comunicazione citata dall’agenzia Reuters, Amazon si è detta soddisfatta del verdetto dei giudici, “che è in linea con la nostra posizione di lunga data secondo cui abbiamo seguito tutte le leggi applicabili, e Amazon non ha ricevuto alcun trattamento speciale”. La Commissione, invece, potrà ora presentare appello alla Corte di giustizia europea, come ha già fatto lo scorso anno nel caso degli aiuti fiscali dell’Irlanda nei confronti di Apple.

In un’altra decisione pubblicata il 12 maggio, pochi minuti prima di quella relativa ad Amazon, il Tribunale ha invece dato ragione alla Commissione in una vicenda simile, che coinvolgeva sempre il Lussemburgo e la compagnia energetica francese Engie, a cui l’esecutivo dell’Ue aveva chiesto, nel giugno 2018, di restituire 120 milioni di euro al fisco del granducato. Secondo il Tribunale, in questo caso le prove portate dalla Commissione sono tali che “non si può contestare il fatto che il gruppo Engie ha beneficiato di un trattamento fiscale preferenziale”. Engie, secondo l’agenzia AFP, “sta valutando se fare appello” alla Corte di giustizia.

Queste cause fanno parte dell’offensiva lanciata dalla Commissione Europea – e in particolare dalla commissaria Vestager – contro le pratiche di elusone ed evasione fiscale messe in pratica dalle multinazionali nell’UE grazie ai trattamenti di favore che sono loro offerti da alcuni paesi dell’Unione, tra cui Irlanda e Lussemburgo.

Finora i risultati sono stati altalenanti: le vittorie contro Engie e contro Fiat Chrysler (FCA) sono infatti controbilanciate dal respingimento dei provvedimenti contro Starbucks e i Paesi Bassi, contro il ‘tax break’ belga che coinvolgeva 39 multinazionali, e soprattutto contro Apple e l’Irlanda.

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Vestager, comunque, in questi anni è riuscita a far sì che Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Belgio cambiassero alcune delle pratiche fiscali di favore, e ha spingere l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) a cercare un accordo globale sulla tassazione nei confronti delle multinazionali, questione su cui è in prima fila anche la nuova amministrazione statunitense di Joe Biden.

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