Accordo quadro Svizzera-Ue: Bruxelles non intende riaprire i dossier

svizzera [Dmitry Djouce / Flickr]

L’Unione europea non riaprirà i dossier più controversi dell’accordo quadro con la Svizzera, ha spiegato l’ambasciatore dell’Ue nella repubblica alpina in un’intervista al quotidiano Blick. Dopo la Brexit il Paese aveva tentato di rinegoziare i termini dell’intesa in materia di aiuti di Stato e regole per proteggere il mercato del lavoro svizzero dalla concorrenza.

Nel 2018, Berna e Bruxelles avevano concluso un accordo istituzionale che concerne cinque trattati bilaterali già esistenti che regolano l’accesso al mercato dell’Ue (libera circolazione delle persone, trasporti terrestri, trasporto aereo, ostacoli tecnici al commercio e agricoltura).

L’intesa consente di adeguare in modo più dinamico e rapido gli accordi bilaterali. Attualmente, infatti ogni volta che vi è uno sviluppo del diritto europeo, la Svizzera riprende generalmente le norme, dopo una serie di nuovi negoziati. L’Ue vorrebbe velocizzare questa prassi.

Su questioni come gli aiuti di stato, l’accesso dei cittadini dell’Ue alle prestazioni sociali svizzere e le regole unilaterali svizzere volte a proteggere il mercato del lavoro del Paese dalla concorrenza dei lavoratori transfrontalieri la Svizzera però fa resistenza.

L’ambasciatore Ue ha detto che le richieste svizzere, tra cui la richiesta alle aziende dell’Unione europea di registrare la loro intenzione di lavorare in Svizzera con otto giorni di anticipo, sono inaccettabili. “Quattro giorni sono sufficienti”, ha detto, aggiungendo che la pretesa che le aziende dell’Ue paghino anche un deposito prima di lavorare in Svizzera per coprire eventuali sanzioni finanziarie in caso di violazione delle regole del lavoro è fuori questione.

Il via libera all’accordo è stato a lungo rimandato per l’opposizione degli euroscettici di destra che vorrebbero limitare l’accesso al mercato svizzero ai  lavoratori transfontalieri e dei sindacati che diffidano di qualsiasi accordo che potrebbe consentire il dumping salariale da parte delle aziende con sede al di fuori della Svizzera.

Nei giorni scorsi l’ex presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha affermato in un’intervista che sono stati compiuti errori da entrambe le parti. Berna infatti ha tentato di spaccare gli Stati membri, sottovalutandone la coesione. Tuttavia anche Bruxelles non avrebbe saputo spiegare bene la sua posizione. A Bruxelles nei giorni scorsi le parti si sono confrontate sui punti rimasti in sospeso. Ma stando alle dichiarazioni dell’ambasciatore Ue i colloqui sono finiti e non vi sarebbero margini per riaprire la discussione.

“Un fallimento dell’accordo quadro istituzionale sarebbe una “grande delusione”, ha sottolineato l’ambasciatore. Le due parti rimarrebbero nella situazione attuale. Non ci saranno nuovi accordi di accesso al mercato e quelli esistenti non saranno aggiornati.