Italia, Europa e le incertezze della ripresa globale

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La ripresa economica è un dato ormai accertato a livello globale, per quanto non uniformemente distribuita. Ma lo spettro di nuove ondate di Covid impone cautela alle imprese, soprattutto a quelle che devono scommettere su processi produttivi allungati nel tempo e dipendenti da importazioni e mercati di sbocco distribuiti su tutto il pianeta.

Perchè uno dei principali nodi per il consolidamento della ripresa sono le catene globali del valore. Interrottesi lo scorso anno per i vari lockdown, faticano a rimettersi in moto. Si verificano colli di bottiglia, come è oggi il caso nel settore dei semiconduttori che, ad esempio, sta limitando la produzione in settori apparentemente distanti come l’automotive. Ma ridisegnare nuove catene del valore e/o ripristinare le vecchie non è compito facile; né rapido. E soprattutto implica considerazioni non solo di carattere tecnico ed economico; ma coinvolge alleanze e scelte strategiche, rapporti politici internazionali. Per questo, la discussione sulle catene del valore nell’industria europea, elemento chiave per la ripresa economica del continente, non può prescindere da una svolta chiara e netta sulla creazione di una visione politica europea comune, non frammentata a livello nazionale o alla disperata ricerca di improbabili sintesi in consessi diplomatici che ragionano, vista l’esigenza di assumere decisioni all’unanimità, con la logica del compromesso.

In questo quadro di incertezza sull’evoluzione del processo d’integrazione europea, non può allora che tornare in auge l’inefficiente ma consolidata logica nazionale, che non può essere abbandonata fintanto che non vi sia una vera alternativa europea. L’Italia, in quanto a performance economiche, non è affatto messa male. Lo ha certificato anche l’associazione degli industriali nell’esame dei dati sul secondo trimestre del 2021.

Come recita il comunicato stampa di Confindustria: “La produzione industriale italiana cresce nel secondo trimestre ad un ritmo vicino a quello rilevato nel primo (1,0% vs 1,3%); il terzo parte con un abbrivio negativo: in luglio si stima un calo dell’attività dello 0,7% (dopo +1,0% rilevato dall’Istat in giugno) spiegato sia da un maggiore ricorso alle scorte di magazzino, necessario per soddisfare l’afflusso di ordini, sia da alcune strozzature dell’offerta lungo la filiera produttiva internazionale dovute alla scarsità di alcune componenti e materie prime. La domanda interna mostra una maggiore vivacità rispetto a quella estera. Gli imprenditori continuano a essere ottimisti, benché i timori legati a nuove restrizioni conseguenti alla diffusione della variante Delta stiano iniziando a intaccare le attese di medio periodo. Le indagini di fiducia di agosto potrebbero cogliere in pieno tali preoccupazioni”.

Incertezze in parte inevitabili. Altre evitabilissime, proprio perché generate su una scala di programmazione economica (nazionale) incoerente con le dinamiche (globali) dei mercati. Solo in un’ottica europea è possibile ripensare quelle strategie che permettano di ricostruire le catene del valore, non necessariamente accorciate, per una ripresa solida del panorama industriale europeo, con uno sguardo rivolto al futuro e alle grandi sfide globali, sulle quali i concorrenti sono conglomerati complessi di nazionalità come Usa, Cina, India.