Dazi Ue: l’ennesima battaglia nella guerra Boeing-Airbus

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Un velivolo Airbus A350.

Gli aiuti di Stato alle compagnie aeree stanno costando ai consumatori europei ed americani decine di miliardi di euro. Perché, ricordiamocelo, chi paga i dazi alla fine sono le imprese (quelle produttrici, che si vedono diminuire la domanda, e quelle importatrici, se non riescono a scaricare sul prezzo di vendita i maggiori oneri delle importazioni); e soprattutto sui consumatori, le famiglie che spesso non hanno alternative (o le hanno solo a maggior costo) su mercati alternativi.

Ieri si è consumato l’ennesimo atto di questa saga che pare ormai infinita, con l’Unione Europea che, autorizzata qualche settimana fa ad imporre sanzione come rappresaglia per quelle prima imposte dagli Usa, ha stabilito ora dove caricare i dazi da 4 miliardi di dollari sulle importazioni dagli Stati Uniti: aerei per 1.8 miliardi, prodotti agricoli per 720 milioni, alcolici, salse e prodotti a base di cacao per 365 miliardi, beni industriali per 1.5 miliardi.

Il Vice-Presidente della Commissione Europea e responsabile delle trattative commerciali Valdis Dombrovskis ha annunciato con una certa soddisfazione questa ulteriore escalation nella guerra commerciale con gli Usa. Anche se ha auspicato che sia l’ultimo atto di una guerra inutile e dannosa per entrambi i paesi. Perché si tratta, a tutti gli effetti, di una sconfitta. Per tutti.

Una guerra commerciale è il primo atto ostile di relazioni internazionali che si vanno deteriorando. Questa guerra, in particolare, alimenta dissapori fra due partner commerciali essenziali per la ripresa degli scambi internazionali, soprattutto nella fase post-Covid che seguirà. E penalizza sia i produttori statunitensi (che si vedono ridurre la domanda per esportazioni) sia i consumatori europei (le cui importazioni costeranno più care).

Le guerre commerciali generano solo un’illusione di miglioramento. Perché la vera competizione globale si gioca sull’innovazione. I dazi sono una misura di retroguardia, difensiva, di corto respiro. Ci auguriamo vivamente che l’arrivo di Biden alla Casa Bianca metta fine una volta per tutte ad una guerra commerciale incresciosa, che non porta da nessuna parte. Stati Uniti ed Europa non sono più i duopolisti che si spartiscono il controllo della produzione di vettori aerei. Con questa guerra, il rischio è che la Cina assuma l’egemonia dell’innovazione tecnologica sul mercato aereo; e allora i battibecchi fra le due sponde dell’atlantico faranno solo, amaramente, sorridere.