Wto, il nuovo direttore generale potrebbe essere una donna africana

epa08350655 (FILE) - The WTO logo is pictured against a traffic light standing in front of the WTO headquarters in Geneva, Switzerland, 09 December 2019, during the opening of the World Trade Organization (WTO) General Council (reissued 08 April 2020). The World Trade Organization, WTO, said on 08 April 2020 that it expects the global trade to fall between 13 and 32 per cent in 2020 due to coronavirus COVID-19 disease crisis that disrupts the global economic activity. EPA-EFE/SALVATORE DI NOLFI

La capacità del Covid-19 di causare dei danni a lungo termine sul commercio globale fa sì che l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), in inglese World Trade Organization (Wto), affronti un periodo cruciale sotto la guida di un nuovo direttore generale, che potrebbe, per la prima volta, provenire dall’Africa.

Il Wto ha avuto una vita molto dura prima della pandemia di coronavirus. Dopo che nell’ultimo decennio India e Cina sono state le principali forze protezionistiche, l’amministrazione di Trump ha assunto nei suoi confronti il ruolo proverbiale dell’elefante nel negozio di porcellane. Ora l’organismo ginevrino è alla ricerca di un nuovo capo.

La scorsa settimana il governo britannico ha indicato per il Wto l’ex “cabinet minister” Liam Fox. Egli concorrerà al fine di sostituire il direttore generale uscente Roberto Azevedo, che si dimetterà alla fine di agosto. Che il governo di Boris Johnson abbia messo in campo un candidato non è stata una grande sorpresa. Dopo aver lasciato formalmente l’Unione europea a gennaio, il Regno Unito ha fatto degli Stati Uniti, dell’Australia, della Nuova Zelanda e del Giappone i Paesi prioritari per i suoi accordi commerciali post-Brexit, insieme a un nuovo accordo con l’Ue. Ha anche promesso di ritagliarsi un ruolo di primo piano all’interno del OMC.

Il successore di Fox, Liz Truss, ha detto che la direzione dovrebbe andare a “un campione del commercio libero ed equo, a un sostenitore del multilateralismo e a qualcuno che possa fare qualcosa”. Tuttavia, pochi credono che Fox, un brexiteer che è stato licenziato come ministro del commercio internazionale da Boris Johnson lo scorso luglio, abbia molte possibilità di assicurarsi il posto.

“La nomina di Fox è un po’ una barzelletta”, ha detto Vince Cable, ministro del Commercio del governo di David Cameron, in un webinar ospitato dal Centre for the Study of Financial Innovation venerdì 10 luglio. “Trovo impossibile capire come l’Ue possa sostenere questa nomina”, ha affermato Cable. In effetti, ci sono degli indizi in base ai quali si può pensare che Fox sia stato nominato solo come gesto simbolico e che il governo di Johnson non abbia intenzione di spendere alcun capitale politico per fare pressione a suo favore.

“Il Regno Unito ha un approccio confuso sul libero scambio. Sostiene il libero scambio passando per il multilateralismo, ma concentrando tutte le sue energie, sta dando vita a negoziati bilaterali che vanno contro il sistema multilaterale”, ha aggiunto Cable. Non ci sono candidati dai paesi UE, anche se l’attuale Commissario per il Commercio Phil Hogan ha preso seriamente in considerazione l’idea di partecipare a questa corsa prima di impegnarsi formalmente per il suo attuale lavoro alla fine di giugno.

Un “Omc first”?

Gli addetti ai lavori ritengono che i Paesi europei si riuniranno dietro a uno dei due contendenti africani, l’ex ministro del Commercio del Kenya Amina Mohamed e la nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala, ex amministratore delegato della Banca Mondiale e presidente del consiglio di amministrazione di Gavi, la Vaccine Alliance. Sia Mohamed che Okonjo-Iweala sono entrambe bene inserite negli ambienti ginevrini, rispettate come solide tecnocrati piuttosto che come grandi nomi politici, e diventerebbero il primo direttore generale donna del OMC.

Cable ha detto che l’Omc ha bisogno di “una figura alla Pascal Lamy” per rinvigorire se stesso. Il Wto non ha mai avuto un direttore dall’Africa e, con la tanto attesa Area di libero scambio del continente africano che diventerà operativa nel gennaio 2021, i tempi non potrebbero essere migliori.

Tuttavia, si pensa che i leader del continente non si siano schierati dietro a un solo candidato, con Hamid Madouh, l’egiziano, che sembra deciso a concorrere a sua volta. Gli altri candidati sono Jesús Seade Kuri del Messico, Tudor Ulianovschi della Moldavia, Yoo Myung-hee della Corea del Sud e Mohammad Maziad al Tuwaijri dell’Arabia Saudita. “Sono un po’ preoccupato che l’Africa abbia presentato tre candidati”. “C’è il rischio che si dividano il voto e lascino che un candidato si metta in mezzo”, ha detto il consigliere per la politica commerciale, Stuart Harbinson.

Questa competizione arriva in un momento cruciale per l’Omc, in un momento di crollo del commercio globale sulla scia della pandemia di coronavirus. L’organismo con sede a Ginevra, istituito nel 1995, offre ai suoi 164 membri un forum per amministrare un sistema di regole che disciplinano il commercio globale. Ma dopo il fallimento dei tentativi di rinvigorire il Doha Round, l’organismo ha visto una delle sue funzioni principali, arbitrare le controversie commerciali, ostacolata da una disputa con gli Stati Uniti. L’amministrazione di Trump ha bloccato la nomina di nuovi giudici, accusando l’Omc di aver trattato ingiustamente gli Stati Uniti.

“Amina Mohamed è associata ai recenti successi del Wto, presiedendo un round del 2015 che ha dato dei buoni risultati. È molto conosciuta e apprezzata. C’è una ragione per cui è la favorita attuale”, ha detto David Tinline, un ex consigliere senior di Roberto Azevedo.

Nel frattempo, la campagna di Okonjo-Iweala potrebbe essere penalizzata dalla sua associazione con la società di consulenza e strategia politica statunitense, Mercury Public Affairs, una società di lobbying di Washington DC con stretti legami con l’amministrazione Trump. Il lavoro di Mercury con il governo filo-russo che ha spodestato il presidente ucraino Viktor Yanukovych e con l’ex presidente della campagna di Trump, Paul Manafort, incarcerato dopo essere stato condannato in seguito all’indagine di Robert Mueller sulla presunta interferenza russa nelle elezioni presidenziali americane del 2016, ha suscitato domande difficili. La sua lista di clienti comprende anche il governo di accordo nazionale in Libia sostenuto dall’Onu, nonché i sostenitori del Gna nella guerra civile libica, in Turchia e in Qatar.