Ue-Mercosur, ancora molti ostacoli sulla strada dell’accordo commerciale

Attivisti di Greenpeace protestano a Berlino contro l'accordo commerciale Ue-Mercosur. [EPA-EFE/CLEMENS BILAN]

L’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur rimane un importante passo da completare nell’agenda della presidenza portoghese, ma le difficoltà continuano a sorgere. Mentre la Francia rifiuta di firmare alle condizioni attuali, l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell focalizzerà le sue attenzioni sul completamento del trattato.

L’agenda del capo diplomatico europeo Josep Borrell è molto fitta: dopo il suo viaggio a Mosca, che certamente non ha portato i frutti sperati, si dovrà ora occupare di trattare con i Paesi dell’America Latina insieme al commissario europeo al commercio Valdis Dombrovskis per finalizzare l’accordo commerciale Ue-Mercosur.

L’obiettivo sarebbe quello di organizzare un vertice già quest’anno. L’accordo con il Mercosur è particolarmente osteggiato in Europa per le preoccupazioni ambientali, ma anche per il timore della concorrenza nel settore agroalimentare.

Uno dei punti cardine per la riuscita dell’accordo, fermamente sostenuto dal presidente francese Emmanuel Macron, è un maggiore impegno da parte dei Paesi dell’America Latina nel fronteggiare il cambiamento climatico e la distruzione degli ecosistemi, in particolare la deforestazione in Amazzonia.

L’accordo con il Mercosur contiene sia una parte commerciale che una politica, perciò richiede l’approvazione di tutti gli Stati membri e del Parlamento europeo. Per semplificare la situazione, la Commissione sarebbe pronta a dividere questi due segmenti per permettere l’accordo commerciale senza consentire l’esercizio del diritto di veto da parte dei governi nazionali.

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La Francia non firma

Giovedì 4 febbraio il ministero del Commercio francese aveva chiaramente espresso la sua contrarietà all’accordo con il Mercosur nel suo stato attuale, sostenendo che non l’avrebbe firmato finché non ci fossero state maggiori assicurazioni da parte dei Paesi del Sud America sul rispetto dell’ambiente e sulla salute.

“Non significa che ci ritiriamo dall’accordo, ma che saremmo soddisfatti solo quando sarà presentata una dichiarazione politica sugli impegni ambientali da parte dei quattro Paesi coinvolti [Argentina, Brasile, Parauay e Uruguay, ndr], e questo richiederà tempo”, ha dichiarato il ministro del Commercio Franck Riester.

Il primo ministro portoghese António Costa aveva precedentemente comunicato di aver raggiunto un’intesa con il presidente argentino Alberto Fernández su uno “sforzo coordinato” per far progredire l’accordo tra Ue e Mercosur durante i sei mesi di presidenza portoghese del Consiglio dell’Ue.

“Portogallo e Argentina sono entrambi intenzionati a portare a termine l’accordo e lavoreranno insieme nei prossimi sei mesi”, aveva proseguito Costa. I due Paesi avevano concordato di concentrarsi sugli aspetti che bloccavano la ratifica dell’accordo.

Tra questi ci sono le liste di indicazione geografica, che riguardano i prodotti con una specifica denominazione d’origine, ma anche aspetti più politici come l’ambiente, sollevato in particolare proprio dalla Francia.

Le Ong sono contrarie

Le Ong ambientaliste rimangono fermamente contrarie all’accordo, come evidenzia l’opinione pubblicata su EURACTIV.com scritta da Perrine Fournier, attivista di Fern, che combatte la deforestazione. Sebbene i sostenitori dell’accordo mettano in guardia dalla mancata ratifica, che potrebbe minare la credibilità dell’Ue, le Ong sostengono l’esatto opposto.

Il 20% della soia e il 17% della carne importante nell’Ue dal Sud America sono legate alla deforestazione illegale, oltre che all’appropriazione indebita di terreni, alla violenza sugli indigeni e al lavoro in condizioni di semi-schiavitù, riporta Fournier.

Per questi motivi, firmare l’accordo così com’è metterebbe a rischio l’ambizione dell’Ue di essere un leader mondiale nella lotta alla deforestazione, ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità, minando allo stesso tempo il suo impegno a difendere i diritti umani nei propri trattati commerciali.