Team Europe: un miliardo alla Costa d’Avorio per il cacao (e il lavoro) sostenibile

Una lavoratrice raccoglie il cacao a Issia, Costa d'Avorio, in una foto del 2004. EPA/STR

Potrebbe arrivare a 1 miliardo di euro la cifra messa a disposizione dall’UE per la Costa d’Avorio: l’obiettivo è una regolamentazione della produzione di cacao sostenibile.

Un miliardo di euro in sei anni per aiutare il settore del cacao della Costa d’Avorio ad adattarsi alle leggi europee sulla catena di approvvigionamento che saranno introdotte nel corso di quest’anno: questi i numeri presentati dall’ambasciatore UE in Costa d’Avorio Jobst von Kirchmann. “Nel contesto della nostra futura programmazione per il 2021-2027, l’UE prevede un’iniziativa Team Europe che potrebbe mobilitare fino a un miliardo di euro per accompagnare la Costa d’Avorio nella transizione verso una produzione di cacao sostenibile” , ha spiegato l’ambasciatore. Anche se per ora l’ufficialità non c’è.

La Costa d’Avorio è il più grande produttore al mondo di cacao ma gli enormi profitti che derivano dal consumo di cioccolatini, merendine e dolciumi nel mondo occidentale non rimangono nel Paese africano: nella maggior parte dei casi arrivano invece a Vevey, in Svizzera (sede della Nestlè), a Parigi (sede della Danone), o in Pennsylvania (dove ha sede la Hershey Company).
“La Costa d’Avorio fornisce il 40% del cacao mondiale, ma riceve solo tra il 5% e il 7% del profitto generato da questo settore a livello globale. Questo profitto è essenzialmente concentrato nelle fasi di trasformazione e distribuzione. Di conseguenza, anche se questo settore impiega circa un milione di persone e fornisce un reddito a un quinto della popolazione ivoriana, non ha contribuito molto alla ricchezza del paese. Si stima che il 54,9% dei produttori di cacao ivoriani e le loro famiglie vivono attualmente al di sotto della soglia di povertà”. A dirlo  è la Banca Mondiale.
Mentre noi scartiamo un cioccolatino da assaporare insieme al caffè, il contadino ivoriano che probabilmente ha coltivato la materia prima vive con circa un euro al giorno, al di sotto della linea della povertà assoluta.

“Il consumatore europeo oggi vuole un prodotto che provenga da una produzione sostenibile e questo vale per tutte le materie prime e per tutti i paesi”, ha detto von Kirchmann a proposito dei negoziati con l’UE per concordare degli standard minimi di sostenibilità ambientale. Negli ultimi due decenni i consumatori europei hanno preso sempre maggiore coscienza delle questioni ambientali e sociali e sono diventati più esigenti: oggi non è un mistero che cosa significhi la produzione di cacao in termini di deforestazione e di sfruttamento del lavoro minorile nelle piantagioni di cacao.
Se da un lato l’UE e i suoi consumatori sono responsabili di oltre il 10% della deforestazione globale, secondo le stime della Commissione europea, dall’altro lato gli europei preferiscono sempre di più acquistare prodotti sostenibili. Questo le aziende multinazionali lo sanno bene e infatti hanno iniziato a produrre autocertificazioni di sostenibilità, che rassicurano i consumatori meno attenti.

Anche per questa ragione il Parlamento europeo spinge per introdurre delle leggi che prevengano l’importazione di materie prime e prodotti legati alla deforestazione e alle violazioni dei diritti umani. L’idea è quella di obbligare le aziende multinazionali a tracciare i loro prodotti lungo tutta la catena di approvvigionamento, dall’inizio alla fine.
Non si tratterà comunque di un percorso immediato: i colossi del cioccolato potrebbero essere obbligati a rispettare questi requisiti forse nel 2024.