Sussidi statali sotto la lente del Wto: nel mirino anche gli aiuti della Politica agricola europea

Ngozi Okonjo-Iweala, direttrice generale dell'Organizzazione mondiale del commercio. EPA/RAMIN TALAIE

Ngozi Okonjo-Iweala, la prima donna al vertice dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, per migliorare il sistema commerciale multilaterale vuole discutere dei sussidi industriali della Cina ma anche degli aiuti dati agli agricoltori europei tramite la politica agricola comune.

In una videoconferenza organizzata dalla Commissione europea lunedì (26 aprile), Okonjo-Iweala ha spiegato che una delle sue tre priorità per quest’anno sarà quella di affrontare il nodo delle sovvenzioni agricole, che sono per lo più erogate dalle nazioni sviluppate, Stati Uniti e UE in testa. Una questione “molto cara” a parecchi membri dell’OMC, specialmente alle nazioni in via di sviluppo.

La discussione, curiosamente, nasce in realtà per un motivo completamente diverso: capire come ridimensionare il sostegno statale fornito dalle autorità cinesi alle proprie aziende. È stato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Valdis Dombrovskis, responsabile per il commercio, a porre in luce il tema del sostegno statale fornito dalle autorità cinesi alle proprie aziende, che altera la concorrenza globale. Un secondo argomento di frizione con la Cina è quello della annosa questione (in sospeso) della prassi che costringe le imprese europee e americane a trasferire la propria tecnologia e il proprio know-how a partner cinesi come presupposto per fare affari nel Paese del Dragone.

La Cina è entrata nel 2001 nell’organizzazione ma continua a detenere uno status, quello di paese in via di sviluppo, che le permette di avere consistenti privilegi sull’export, anche se oramai il Paese rappresenta un quarto delle esportazioni globali. Il PIL cinese dovrebbe superare quello degli Stati Uniti nei prossimi anni e già l’anno scorso, la Cina è diventata anche il principale partner commerciale dell’UE, sorpassando proprio gli USA. Lo stesso Dombrovskis ha sottolineato che lo status della Cina come nazione in via di sviluppo nel WTO, con tutti i vantaggi che questa definizione comporta, non è “veramente credibile”. “È noto che la relazione UE-Cina è sbilanciata” perché il mercato europeo è più aperto e concorrenziale, ha spiegato Dombrovskis, e l’UE sta lavorando per rafforzare i suoi strumenti di difesa contro le pratiche sleali dei paesi terzi.

Il problema è che Pechino è un attore di primo piano anche nel WTO. Per questo Okonjo-Iweala ha spiegato di voler “guardare ai sussidi su tutta la linea” e vedere “da tutte le prospettive” come creare “un campo di gioco equo”. Prima di parlare dei propri sussidi forniti alle industrie del Dragone, Pechino vuole vedere progressi sui sussidi agricoli, specialmente europei e americani, che attualmente rappresentano circa 1 trilione di euro e potrebbero raddoppiare entro il 2030. Da qui l’attenzione dell’OMC per i sussidi agricoli europei, che su questo aspetto coopera con la Banca Mondiale e l’OCSE.