Separazione digitale Usa-Cina: le imprese europee nel paese asiatico “devono prepararsi al peggio” 

cina-Ue [Rolex dela Pena/EPA/EFE]

La separazione digitale tra Cina e Stati Uniti rischia di avere un impatto grave sulle imprese europee che operano nel paese asiatico, che dovrebbero fin da ora “prepararsi al peggio”, e potrebbero essere costrette a una costosa partizione delle loro operazioni internazionali: a dare l’allarme sono alcuni dei principali gruppi economici europei, in un rapporto della Camera di commercio europea in Cina e del think tank tedesco MERICS pubblicato giovedì 14 gennaio.   

Secondo il documento, a inquietare è innanzitutto il progressivo disallineamento politico, commerciale e finanziario tra le due potenze, caratterizzato da eventi quali l’inserimento di nuove aziende in watch lists da tenere sotto controllo, le minacce di introduzione di dazi, e esercitazioni nel Mar Cinese Meridionale e dalla contemporanea attività della flotta Usa nel Pacifico, la chiusura di ambasciate, la situazione ad Hong Kong, i divieti statunitensi all’utilizzo di dispositivi digitali o app cinesi. 

Verso due ‘mondi digitali’ separati

La preoccupazione più grande, tuttavia, arriva dalla rivalità sino-statunitense in campo tecnologico, come dimostra il caso delle reti 5G. Proprio mentre gli Stati Uniti stanno tentando di eliminare dal proprio sistema di rete i software e i componenti di fabbricazione cinese – scrive il report –  la Cina, che è fortemente dipendente dalle importazioni di semiconduttori per la realizzazione di apparecchiature digitali, sta spingendo per arrivare all’autosufficienza in questo settore: il rischi, secondo molti analisti, è la progressiva separazione della supply chain digitale in due poli d’attrazione opposti e conflittuali. Come dimostrano da un lato la crescente difficoltà delle imprese europee in Cina a utilizzare soluzioni digitali e apparecchiature di rete sviluppate in Europa, a causa del protezionismo cinese. Dall’altro, la proposta statunitense di un’alleanza globale – il “Clean Network” – che escluda le tecnologie che gli Usa ritengono manipolate da Partito comunista cinese. 

 In questa situazione, le aziende europee si trovano prese tra due fuochi, in attesa di una “tempesta in arrivo”, come ha detto il presidente della Camera di commercio, Joerg Wuttke, in un briefing prima della diffusione del rapporto. I punti su cui il disallineamento Cina-Usa danneggia di più le imprese europee – ha spiegato – sono quelli relativi ai flussi di dati, alle apparecchiature ICT e ai beni e servizi digitali. Questioni che le aziende già stanno affrontando: quasi metà di quelle intervistate nel rapporto lavorano con definizioni diverse di “dati” che hanno “un impatto negativo significativo” sul loro business, e il 19 per cento ha abbandonato o posticipato il lancio di nuovi progetti, beni o servizi a causa delle normative cinesi sulle informazioni personali.

Le imprese europee devono attrezzarsi

“Mentre il mondo si muove verso un crescente tecno-nazionalismo” – si legge nel documento, pubblicato a due settimane di distanza dall’accordo tra Unione Europea e Cina per garantire alle aziende europee un maggiore accesso ai mercati cinesi – “la possibilità di una completa disintegrazione digitale richiede un’analisi attenta”. Nel prossimo futuro, infatti, le imprese europee potrebbero essere costrette a scegliere se condurre operazioni completamente separate in Cina e nel resto del mondo, oppure trovare modi per utilizzare architetture digitali più ‘neutre’. “I costi di entrambe le opzioni sono considerevoli”, scrive il report: “Ogni passo compiuto lungo la via del disallineamento infligge ulteriori danni a innovazione, efficienza, risparmio sui costi ed economie di scala”. 

Secondo il direttore esecutivo del MERICS, Mikko Huotari , “i governi devono rispondere rapidamente a questa ‘crisi di interdipendenza’, effettuando un’analisi sobria dei rischi e dei costi associati a ulteriori misure di disallineamento, non solo per le proprie aziende, ma anche per il welfare nazionale. I decisori europei – ha concluso – dovranno muoversi su una linea sottile per il futuro dell’innovazione e della cooperazione tecnologica con la Cina, che mantenga ove possibile i mercati aperti, e trovi soluzioni ragionevoli e proporzionate alle preoccupazioni per la sicurezza nazionale e la leale concorrenza”.