Rapporti Svizzera-Ue: riprendono i colloqui sul mercato unico

Le bandiere dell'Ue e della Svizzera prima di un incontro istituzionale. EPA-EFE/PETER KLAUNZER

Dopo la vittoria del ‘no’ al referendum il governo elvetico tornerà a confrontarsi riguardo al relativo trattato bilaterale, bloccato da due anni, che adatterebbe alle regole Ue almeno cinque settori.

La Svizzera riprenderà i colloqui con l’Unione europea su un ampio trattato bilaterale, che riguarderà anche questioni come la protezione dei diritti dei lavoratori e dei salari, che sono rimasti inattivi per due anni.

Il gabinetto del Governo elvetico ha definito i passaggi in un incontro tenutosi mercoledì 11 novembre e a seguire, nella conferenza stampa del portavoce dell’esecutivo, sono state tracciate le linee, comunicando che Berna avrebbe presto condiviso la sua posizione con Bruxelles, ma non ha voluto commentare se avesse già inviato una lettera, né ha fornito dettagli.

In passato il Governo aveva chiesto delucidazioni sugli aiuti di Stato, sull’accesso dei cittadini dell’Ue alle prestazioni sociali svizzere e sulle norme svizzere unilaterali, volte a proteggere gli alti salari dalla concorrenza dei lavoratori transfrontalieri con incarichi temporanei.

Il trattato formalizzerebbe i legami in cinque settori: la libera circolazione delle persone, l’aviazione civile, il trasporto terrestre, il riconoscimento reciproco degli standard industriali e i prodotti agricoli trasformati. La Svizzera acconsentirebbe dunque ad adottare le regole del mercato unico dell’Ue in questi settori.

Berna, ha tenuto il trattato in secondo piano in quanto si è dovuta battere contro un tentativo degli euroscettici nazionalisti di frenare l’immigrazione dall’Ue, un’idea che gli svizzeri hanno bocciato nel referendum dello scorso settembre

Nella Confederazione si sono anche impegnati per creare un consenso interno sul patto, che secondo i critici nazionalisti viola così tanto la sovranità svizzera tanto da non poter mai vincere un referendum.

La scelta affidata al ben rodato sistema svizzero di democrazia diretta era quella che possiamo definire una ‘Brexit elvetica’, respinta a larga maggioranza dal popolo con un risultato, per il ‘no’, che ha sfiorato il 62%.

Se fosse passata la proposta della destra nazionalista tutti i rapporti con l’Ue sarebbero stati messi in discussione. Bruxelles infatti aveva ammonito: se vince il ‘sì’ la Svizzera esce dal mercato comune.

L’avvertimento Ue, e il conseguente allarme generatosi nelle categorie produttive, ha mobilitato associazioni di categoria degli imprenditori e sindacati cha hanno unito le forze per far prevalere il no al referendum.

Lo scenario del resto era ai limiti della gravità, dal momento che un’ingente perdita economica avrebbe messo a rischio i volumi di affari svizzeri con l’Unione europea, che è primo partner commerciale della Confederazione elvetica, con il 60% degli scambi totali.

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