Nuova via della seta, l’Australia annulla l’accordo con la Cina

La ministra degli Esteri australiana Marise Payne ha annunciato l'annullamento dei progetti in Australia per la Nuova via della seta. [EPA-EFE/MICK TSIKAS AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT]

La ministra degli Esteri di Canberra ha deciso di annullare gli accordi che legavano lo stato australiano di Victoria con Pechino sulla cosiddetta ‘Nuova via della seta’ (Belt Road Initiative, Bri), una rete di collegamenti commerciali che unisce la Cina all’Occidente e all’Oceania.

La ministra Marise Payne ha dichiarato che ogni stato australiano deve rispondere al governo federale per i suoi accordi, e che la decisione è stata presa “nell’interesse nazionale. Si tratta di assicurare la coerenza delle nostre relazioni internazionali, non siamo contro nessuno Stato in particolare”.

Pechino non ha tardato a commentare, definendo la mossa “provocatoria” e aggiungendo che complicherà ulteriormente i rapporti tra Cina e Australia. “La cooperazione sulla Nuova via della seta con lo stato di Victoria favorisce l’intensificazione dei rapporti commerciali e delle relazioni economiche tra le due parti. Si tratta di una mossa irragionevole da parte dell’Australia”, si legge in una nota dell’ambasciata cinese.

“Dobbiamo riconoscere che le prospettive della Cina e le sue azioni internazionali, nella nostra regione e a livello globale, sono cambiate negli ultimi anni. Una partnership di lunga durata ci chiede di adattarci a queste novità”, ha aggiunto la ministra australiana.

Marise Payne ha incontrato l’omologa neozelandese Nanaia Mahuta, con cui ha emesso un comunicato congiunto dove si specificava l’intenzione dei due Paesi di “lavorare insieme per preservare l’ordine liberale internazionale che ha permesso la stabilità e la prosperità della regione, e promuovere un equilibrio regionale dove tutti i Paesi, grandi e piccoli, possono perseguire liberamente i propri interessi”.

Il governo conservatore australiano aveva rifiutato di partecipare a un accordo con la Cina sulla Nuova via della seta, ma il premier dello stato di Victoria Dan Andrews aveva firmato un memorandum per promuovere lo sviluppo delle infrastrutture nel 2018 e un accordo quadro nel 2019, che avrebbero portato investimenti cinesi nella regione.

I rapporti diplomatici tra Australia e Cina si sono fatti più tesi nell’ultimo periodo, dopo che Canberra aveva chiesto un’indagine internazionale per stabilire le origini del Covid, provocando rappresaglie commerciali da Pechino.

Cos’è la Nuova via della seta

Il progetto cinese ‘One Belt, One Road’ è una ripresa in chiave moderna dell’antica Via della Seta, che portò Marco Polo alla corte degli imperatori di Pechino. L’iniziativa è destinata a collegare la Cina all’Europa, passando per Medio Oriente e Africa settentrionale.

Si tratta di una rete di collegamenti infrastrutturali basata su due direttrici principali: una terrestre, che attraversa Asia Centrale e Medio Oriente per arrivare all’Europa; l’altra, marittima, che costeggia India e Africa prima di attraversare il canale di Suez ed entrare nel Mediterraneo.

La Nuova via della seta coinvolge già 68 Paesi, dove arrivano gli investimenti cinesi in particolare per migliorare i trasporti, che sono la maggior parte dei progetti promossi dalla Bri. Il settore dell’energia e dell’acqua si trova al secondo posto.

L’Italia è coinvolta nell’iniziativa soprattutto con i suoi porti: i terminal merci del Nord Est sono il punto di arrivo della Via della seta marittima. Nel nostro Paese, diversi porti hanno ricevuto investimenti cinesi per l’ammodernamento: questo perché l’Italia rappresenta uno dei punti di ingresso fondamentali per le esportazioni cinesi in Europa.