Nasce un mercato per i titoli del Recovery Plan: perché è una buona notizia

Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea. [PA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Una notizia dell’agenzia Reuters di poche ore fa informa che la BrokerTec, parte della società finanziaria CME Group, leader nei derivati finanziari, lancerà un mercato ad-hoc per i titoli di debito legati al Recovery Plan. Una notizia rilevante, che potrebbe agevolare la nascita di un debito strutturale della UE, anche in vista di un crescente ruolo internazionale dell’euro.

Perché una cosa è emettere titoli legati al NGEU; un’operazione di successo, stando alle prime emissioni, che hanno visto una domanda nettamente superiore all’offerta (sono già stati collocati circa 60 miliardi di euro sul NGEU dei 150 miliardi di euro in titoli emessi complessivamente dalla Ue), portando i rendimenti addirittura ad un valore negativo. Altra cosa è consentire che nasca un mercato per ricollocarli. Un mercato nel quale, di fatto, entrino in concorrenza con i titoli del debito sovrano dei singoli Stati. Un mercato che serve a rendere quei titoli più liquidi e quindi ad accrescerne l’appetibilità per gl’intermediari finanziari.

La Reuters mette in evidenza come tale mercato liquido possa consentire la diminuzione dei costi di collocamento per le tranche future. Un’interpretazione suggerita dallo stesso Global Head della società, John Edwards, che ha affermato: “se la comunità finanziaria diventa consapevole dell’opportunità di avere un mercato più attivo e liquido, questo permetterà di emettere altri titoli ad un prezzo di mercato più contenuto”.

Ma non è questo il valore aggiunto della mossa di BrokerTec-CME.  I titoli legati al NGEU già spuntavano in sede di emissione tassi estremamente bassi. Non si tratta quindi di far risparmiare al bilancio europeo qualche spicciolo in più. Ma di consentire che questi titoli circolino nel sistema finanziario, permettendo al debito in euro di diventare interessante agli investitori istituzionali (e non) per attrarre risparmio mondiale. Di costituire quell’embrione di safe asset che potrebbe scalzare l’egemonia del dollaro nel mercato monetario globale.

Come accadde quando San Paolo e Stet lanciarono il primo prestito in ecu, subito dopo l’entrata in vigore del Sistema monetario europeo nel 1979, questa iniziativa deve essere letta come il primo, decisivo, tassello per la formazione di un mercato liquido di titoli europei, nella prospettiva di un crescente ruolo internazionale dell’euro. Naturalmente, molti altri tasselli devono essere inseriti in questo complesso puzzle. Il prossimo dovrebbe essere rendere strutturale lo strumento di debito collettivo, sulla base del quale emettere obbligazioni collettive denominate in euro. Una partita tutta politica, da giocare insieme alla riforma del ruolo delle regole fiscali e della governance economica europea.