L’Ungheria di Orbán pronta a bloccare l’accordo commerciale e di sviluppo Africa-Pacifico dell’Ue

Il ministro degli esteri e del commercio ungherese Peter Szijjarto parla con il ministro degli esteri portoghese Augusto Santos Silva durante una riunione dei ministri del commercio nella sede del Consiglio europeo a Bruxelles, 20 maggio 2021. [EPA-EFE/FRANCISCO SECO / POOL]

Budapest si rifiuta di ratificare la stipula del nuovo accordo commerciale e di sviluppo con i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, che era stato concordato dai negoziatori dell’Ue a dicembre e che permetterebbe la migrazione legale per i cittadini dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico verso l’Europa.

L’Ungheria non può approvare il nuovo accordo commerciale e di sviluppo dell’Unione Europea con i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, perché questo porterebbe più migranti nell’Ue, ha detto giovedì (20 maggio) il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó.

Il rifiuto di Budapest di ratificare l’accordo con 79 paesi, che è stato concordato dai negoziatori dell’Ue a dicembre, metterebbe in pericolo anni di colloqui per aggiornare il trattato di sviluppo di Cotonou, vecchio di due decenni, con nuove disposizioni su questioni che includono la protezione dell’ambiente, i diritti umani e la migrazione.

L’impegno a bloccare il trattato è solo l’ultimo passo del tentativo di Budapest di bloccare tutte le politiche dell’Ue, dai rapporti con la Cina al Libano. Martedì, l’Ungheria ha anche rifiutato di sostenere un appello dell’Unione per un cessate il fuoco nella violenza tra Israele e i palestinesi. “Tutte le nostre proposte sono state spazzate via dal tavolo, quindi sicuramente non metteremo la firma su questo accordo”, ha detto il Ministro Szijjártó sull’accordo Post-Cotonou.

“Non c’è bisogno di nuove ondate migratorie, soprattutto ora”, ha detto ai giornalisti a Bruxelles, riferendosi all’impatto della pandemia da Covid-19, nel corso di una conferenza stampa pubblicata anche sulla sua pagina Facebook.

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Dopo due anni e mezzo di negoziati e ripetuti ritardi, il 15 aprile è stato siglato il nuovo accordo di partenariato tra l’Unione europea e i membri dell’Organizzazione degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (OACPS, precedentemente noto come gruppo …

Nel frattempo, forse la principale novità dell’accordo di dicembre è il testo sulla migrazione che include nuovi impegni da parte dei paesi partner sui rimpatri e la riammissione, un tema su cui l’Ue ha spinto molto nei negoziati.

“Vogliamo allontanarci da un sistema (sulla migrazione) in cui Cotonou aveva principi vaghi ma non poteva essere fatto rispettare interamente”, ha detto un funzionario dell’Ue l’ultima volta. Un riferimento questo al rifiuto dei paesi africani di accettare i rimpatri, pur avendo promesso di farlo nel trattato di Cotonou. Se non c’è cooperazione sulla questione, ha aggiunto il funzionario, ora si prevedono “misure proporzionate” che possono essere prese in considerazione in caso di  controversie.

Il nuovo trattato, chiamato ‘Post-Cotonou’, deve essere ratificato da tutti i 27 stati dell’Ue per entrare in vigore e, oltre al commercio e agli aiuti, include un accordo con le nazioni dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico sui rimpatri dei migranti le cui richieste di asilo non hanno avuto successo nell’Ue.

Ma il primo ministro nazionalista ungherese Viktor Orbán, che rifiuta tutti gli sforzi dell’Ue per distribuire i rifugiati in tutta l’Unione, ha posto obiezioni su alcuni dei termini dell’accordo Post-Cotonou, che mira ad aiutare le ex colonie europee.

Il trattato permetterebbe una canale di migrazione legale per i cittadini dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico verso l’Ue attraverso visti e ricongiungimenti familiari, per esempio.

Orbán ha reso noto a Reuters, in un’intervista a settembre, che l’Ungheria non vuole “una società parallela, o una società aperta o una cultura confusa”, che includa migranti musulmani provenienti da paesi non Ue.

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