L’Unione europea sospende l’accordo sugli investimenti con la Cina

Valdis Dombrovskis [EPA-EFE/YVES HERMAN / POOL]

L’Unione europea “sospende i suoi sforzi” per la ratifica dell’accordo sugli investimenti siglato con la Cina a dicembre 2020. Lo ha annunciato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, in un’intervista all’agenzia France Presse alla vigilia della presentazione della “golden rule” contro i tentativi di scalata alle aziende europee da parte di Pechino.

“Abbiamo per il momento sospeso alcuni sforzi di sensibilizzazione politica da parte della Commissione, perché è chiaro che nella situazione attuale, con le sanzioni dell’Ue contro la Cina e le contro-sanzioni cinesi, anche contro membri di al Parlamento europeo, l’ambiente non è favorevole alla ratifica dell’accordo”, ha dichiarato Dombrovskis.

Nel dicembre dello scorso anno la Cina e l’Ue hanno portato a termine i negoziati, durati sette anni, sull’accordo globale sugli investimenti mentre a settembre le due parti avevano sottoscritto un accordo sulle indicazioni geografiche protette, entrato in vigore il 1° marzo. Dombrovskis allora aveva definito l’intesa “una pietra miliare per l’economia”, che avrebbe migliorato “l’accesso ad un mercato chiave globale e creato parità di condizioni per le  imprese” europee.

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I contenuti dell’accordo

Con questa intesa la Cina dovrebbe aprire il suo settore manifatturiero alle imprese dell’Ue, così come l’edilizia, la pubblicità, il trasporto aereo, i servizi marittimi, le telecomunicazioni e, anche se in misura minora, il cloud computing.

A Pechino era stato chiesto anche di impegnarsi a sottoscrivere le regole dell’Organizzazione internazionale del lavoro, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite sui temi del lavoro e della politica sociale. Una questione particolarmente rilevante dato che la Cina sfrutta la manodopera uigura, costringendo gli appartenenti alla minoranza musulmana ai lavori forzati, come hanno ampiamente documentato le inchieste di varie Ong.

Nei termini dell’accordo c’erano anche il divieto del trasferimento forzato di tecnologie da parte delle imprese Ue che si stabiliscono in Cina e misure per disciplinare le imprese statali cinesi onde evitare che violino la leale concorrenza.

L’intesa mirava inoltre a rafforzare la cooperazione economica e commerciale tra Bruxelles e Pechino. Secondo i dati Eurostat durante il primo bimestre del 2021 le esportazioni e le importazioni dell’Ue con la Cina hanno registrato rispettivamente una crescita annuale del 13,6% e del 9,3%.

L’effetto Biden

L’intesa che era stata salutata dai commentatori come l’ultimo successo della presidenza di turno tedesca dell’Ue, a guida Merkel, era stata fortemente criticata dal governo americano, che aveva espresso fin da subito il desiderio di lavorare a stretto contatto con l’Unione europea sulle questioni relative alla Cina.

Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, aveva criticato la fretta con cui Bruxelles aveva deciso di chiudere l’accordo con Pechino, sottolineando che l’amministrazione Biden sarebbe stata “lieta di potersi consultare presto con i partner europei sulle comuni preoccupazioni riguardo alle pratiche economiche cinesi”.

La conclusione accelerata dell’accordo sugli investimenti era stata stata accolta con scetticismo anche da gran parte dei membri del Parlamento europeo.

Gli osservatori sottolineano che la ritrovata sintonia con la Casa Bianca, dopo la vittoria di Joe Biden, potrebbe aver spinto la Commissione europea a fare marcia indietro.

Il futuro dell’accordo commerciale era già stato messo in crisi a marzo dal botta e risposta, a colpi di sanzioni, tra Pechino e Bruxelles.

“L’accordo deve ora essere rivisto e tradotto legalmente prima di poter essere presentato per l’adozione e la ratifica. Tuttavia, il processo di ratifica dell’accordo [sugli investimenti] non può essere separato dalle dinamiche in evoluzione del più ampio rapporto Ue-Cina”, ha spiegato la portavoce di Dombrovskis a Politico.eu.

“In questo contesto, le sanzioni di ritorsione cinesi contro i membri del Parlamento europeo e un’intera commissione parlamentare sono inaccettabili e deplorevoli. Le prospettive di ratifica dell’accordo dipenderanno dall’evoluzione della situazione”.