Il nuovo accordo di partenariato Ue/Africa-Caraibi-Pacifico: che cos’è e quando parte

La commissaria per i partenariati internazionali Jutta Urpilainen e Robert Dussey ministro togolese degli affari esteri e capo negoziatore dell'Organizzazione degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (OACPS) prima della firma del nuovo accordo di partenariato a Bruxelles, Belgio, 15 aprile 2021. EPA-EFE/POOL / OLIVIER HOSLET

Dopo due anni e mezzo di negoziati e ripetuti ritardi, il 15 aprile è stato siglato il nuovo accordo di partenariato tra l’Unione europea e i membri dell’Organizzazione degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (OACPS, precedentemente noto come gruppo di Stati ACP), post-Cotonou, che stabilisce il quadro di cooperazione politica, economica e settoriale per i prossimi venti anni.
Il capo negoziatore dell’UE, Jutta Urpilainen, l’ha definito un “punto di svolta che renderà la nostra relazione più politica e adatta al futuro”.

Il nuovo accordo appena siglato succederà al precedente accordo di Cotonou e stabilisce un’alleanza per azioni più coordinate sulla scena mondiale rispetto ad alcune delle sfide globali più urgenti. Rispetto a quello precedente, in questo nuovo accordo sono più consistenti gli impegni in diverse aree prioritarie: diritti umani, democrazia e governance, pace e sicurezza, sviluppo umano che comprende salute, istruzione e uguaglianza di genere, così come sostenibilità ambientale, cambiamento climatico, sviluppo e crescita sostenibile, e migrazione e mobilità.
Insieme, l’UE e i membri dell’OACPS rappresentano oltre 1,5 miliardi di persone e più della metà dei seggi alle Nazioni Unite.
L’accordo è con tre regioni molto diverse, per questo prevede una struttura che in gergo si chiama “3 + 1”: in concreto, questo significa che c’è una base comune che copre tutti gli 88 paesi coinvolti, che stabilisce i valori e le priorità, ma poi, a fianco, ci sono tre diversi protocolli regionali (uno per l’Africa, uno i Caraibi e uno per il Pacifico), che potremmo definire “su misura” per le esigenze di ogni regione. Questo permetterà una struttura di governance flessibile, adattata alle esigenze di ogni singola regione; una novità assoluta in oltre quarant’anni di collaborazione.

Tra gli obiettivi di fondo l’urgenza di affrontare le sfide ambientali globali, l’importanza dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, la necessità di costruire economie e società stabili e sostenibili, l’impegno a rispettare i diritti del lavoro, tenendo conto dei principi stabiliti nelle convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, l’impegno a promuovere lo sviluppo umano e sociale, a sradicare la povertà e a combattere la discriminazione e la disuguaglianza, il sostegno alla parità di genere e all’empowerment di donne e ragazze.
L’accordo dovrebbe servire a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, quelli dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e dell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico: non a caso tra gli obiettivi specifici dell’accordo c’è sia quello di “combattere il cambiamento climatico, proteggere l’ambiente e garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali” sia quello di “mobilitare gli investimenti, sostenere il commercio e promuovere lo sviluppo del settore privato, al fine di raggiungere una crescita sostenibile e inclusiva e creare posti di lavoro dignitosi”.

Si parla però anche della migrazione: l’obiettivo comune dell’accordo è quello di favorire vie sicure, ordinate e regolari di migrazione e “arginare invece la migrazione irregolare, affrontandone le cause profonde”. Un altro obiettivo è quello di incrementare la cooperazione nel contesto delle organizzazioni internazionali, dopo l’elezione dell’ex ministra delle finanze nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala a nuovo segretario generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, con il sostegno dell’UE.
Non cambiano gli accordi commerciali tra l’UE e gli ACP, che continueranno ad essere basati sugli accordi di partenariato economico regionale e sull’accordo “Anything But Arms” (Tutto tranne le armi), il sistema di agevolazioni tariffarie dell’UE in favore di tutti i prodotti importati provenienti dai paesi sottosviluppati.

Come quello predecente, il nuovo accordo di partenariato durerà 20 anni. Il processo di ratifica inizierà subito ma dovrà essere completato prima della fine di novembre, alla scadenza dell’accordo di Cotonou. Rispettare questa scadenza però non è scontato: se si chiederà solo l’ok formale da parte delle istituzioni UE (Commissione e consiglio) non ci saranno problemi; se invece si decidesse di procedere con la ratifica da parte di tutti i 27 Paesi membri sarebbe pressoché impossibile avere il via libera entro novembre 2021.