Il G20 approva il progetto di una tassazione minima per le multinazionali: di cosa si tratta

Il ministro dell'Economia italiano, Daniele Franco, durante il G20 dei ministri economici il 7 aprile 2021

I paesi in via di sviluppo risparmieranno fino a dieci miliardi di dollari (8,4 miliardi di euro) grazie all’estensione del piano di sospensione degli interessi sul debito (DSSI) fino a fine 2021, annunciata dalle nazioni del G20 al termine della riunione virtuale di mercoledì 7 aprile.

Il piano era stato varato lo scorso maggio e avrebbe dovuto concludersi a dicembre. Aveva visto l’adesione di 45 paesi, con il rinvio complessivo di 5,7 miliardi di dollari (4,8 miliardi di euro) di pagamenti. La sua proroga fino a dicembre di quest’anno, termine che secondo il G20 sarà l’”ultima estensione”, potrebbe potenzialmente far risparmiare ai paesi in via di sviluppo ulteriori 9,9 miliardi di dollari.

Secondo il ministro dell’Economia italiano Daniele Franco (l’Italia quest’anno è presidente di turno del G20), la proroga consentirà ai paesi beneficiari di mobilitare più risorse per far fronte agli effetti del COVID-19. Nel corso del meeting, i ministri economici del G20 hanno anche dato il loro appoggio al Fondo monetario internazionale (FMI) sulla proposta di introdurre un nuovo diritto speciale di prelievo (Special Drawing Rights – SDR) del valore di 650 miliardi di dollari (547,9 miliardi di euro) per aiutare le economie colpite dalla pandemia.

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Infatti, se i paesi ricchi in Europa e altrove si sono affrettati a varare pacchetti di salvataggio multimiliardari per sostenere le proprie economie, imprese e dipendenti, la questione di come sostenere i paesi poveri deve ancora essere risolta, nonostante un anno di colloqui a livello internazionale. Per questo, nel suo comunicato finale il G20 ha anche esortato l’FMI a “esplorare le opzioni per i membri di incanalare gli SDR su base volontaria a beneficio dei paesi vulnerabili, senza ritardare il processo per una nuova allocazione”.

Ciò potrebbe portare i paesi dell’Unione europea a dare una parte dei 167 miliardi di dollari (140,8 miliardi di euro) che sarebbero a loro disposizione, pari al 25,72% delle quote del FMI, ai paesi in via di sviluppo. I leader del G20 hanno affermato infatti che i nuovi SDR dovrebbero essere utilizzati principalmente per sostenere i paesi più poveri che non hanno lo spazio fiscale per introdurre programmi di stimolo per sostenere le loro economie contro gli effetti causati dalla pandemia. Tuttavia, stando alle quote dell’FMI, la stragrande maggioranza dei fondi degli SDR verrebbe assegnata ai paesi ricchi: per questo i gruppi della società civile li stanno esortando a donare la loro quota a quelli più bisognosi.

Una tassazione minima comune per le multinazionali

Nel loro incontro, i ministri dell’Economia dei paesi del G20 hanno anche affrontato il tema delle tassazioni comuni per le multinazionali, rilanciato pochi giorni fa dalla segretaria al Tesoro statunitense, Janet Yellen dopo che anche il presidente Joe Biden aveva espresso la sua indignazione per le multinazionali – soprattutto del settore digitale – che usano sistemi di elusione o spostano le loro sedi nei paradisi fiscali.

A detta di Franco, un accordo sulla tassazione delle multinazionali a livello di G20 “è atteso” per il prossimo vertice dei ministri finanziari dei venti paesi, che si terrà a Venezia a luglio. Il ministro dell’Economia ha spiegato che la proposta sul tasso minimo di imposizione fiscale per le multinazionali presentata da Yellen è “coerente” con quella dei ‘due pilastri’ elaborata dall’Ocse su cui il G20 sta lavorando, ma ha aggiunto che si tratta di una trattativa molto complessa.

Nel suo rapporto indirizzato ai ministri economici e ai governatori delle banche centrali del G20, proprio l’Ocse ha messo in luce come quello presente sia “un momento critico nei negoziati in corso tra 139 giurisdizioni per affrontare le sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione”, indicando che i prossimi tre mesi prima dell’incontro di Venezia “saranno decisivi e le condizioni per raggiungere una soluzione basata sul consenso non sono mai state migliori con la rimozione della cosiddetta proposta di ‘safe harbor’ da parte degli Stati Uniti”.

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Con il supporto dei leader del G20, aggiunge il documento, l’Ocse “è pronta a rispondere alla vostra richiesta di riformare urgentemente l’attuale sistema fiscale internazionale e raggiungere una soluzione basata su un consenso globale e consensuale entro la metà del 2021”. Oltre al tema delle tassazioni sugli introiti delle multinazionali, il report indica come prioritarie anche “altre questioni fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell’economia” che richiedono alle autorità di regolamentazione e alle amministrazioni fiscali di mettersi al passo con le tecnologie emergenti: le valute digitali, il cui mercato è arrivato a valere 1,5 trilioni di euro, e la ‘gig economy’, su cui l’organizzazione “pubblicherà presto un rapporto su come progettare e implementare un’efficace risposta politica in materia di imposta sul valore aggiunto e imposta sui beni e servizi”.