I Russi hanno hackerato la mail di un ex ministro inglese

Il Candidato a direttore generale della World Trade Organization (WTO), Liam Fox, ex ministro del commercio del Regno Unito. [EPA-EFE/SALVATORE DI NOLFI]

Secondo quanto riportato dal Guardian, un account privato, appartenente all’ex ministro del commercio britannico, Liam Fox, è stato ripetutamente hackerato dai russi che si sarebbero appropriati di informazioni riservate sulle trattative commerciali tra Regno Unito e Stati Uniti.

Oltre ad essere un ex ministro e parlamentare britannico, Fox è stato anche designato dal governo inglese come uno dei candidati alla posizione di direttore della World Trade Organization (WTO). Fa dunque molto discutere la circostanza che ha portato degli hacker russi ad impadronirsi di documenti ed informazioni sensibili circa le negoziazioni commerciali tra USA e Regno Unito.

Ad alimentare le polemiche, inoltre, è il fatto che pare Fox abbia utilizzato un account personale, che è stato poi hackerato, per inviare materiale riservato, che dovrebbe transitare solo tramite caselle mail istituzionali e dotate di un ben più sofisticato sistema di sicurezza.

I documenti rubati – un dossier di 451 pagine di e-mail – erano stati pubblicati sulla piattaforma social Reddit e segnalati al leader laburista, Jeremy Corbyn. Quest’ultimo, come riportato da The Guardian, avrebbe dunque avuto accesso ai file rubati durante la scorsa campagna elettorale.

Già allora era infatti emerso, dalle fonti laburiste, che il governo conservatore stava trattando con gli Stati Uniti includendo decisioni sul Sistema Sanitario Nazionale (NHS) tra le possibili concessioni da fare per andare incontro alle richieste dell’alleato atlantico.

Fox non è certo l’unico leader europeo ad essere finito nel mirino di spionaggio e cyberattacchi russi – e non solo. Basti pensare ai legami, in Italia, tra la Lega e il governo russo, o all’attacco informatico subito dai partiti politici tedeschi a inizio 2019, giusto per citare alcuni dei casi più noti.

La raccolta fraudolenta di informazioni riservate ed il suo utilizzo per influenzare la vita democratica dei paesi attaccati è una pratica non certo nuova. Le reti di spie, durante la guerra fredda, hanno stimolato la fantasia di molti registi, scrittori – nonché di vari complottisti. Oggi il fenomeno dell’informazione raggiunge però una scala mai vista.

La romanzesca immagine della spia impiegata in territorio ostile è sostituita da eserciti di hacker. Ad essere in un certo senso rivoluzionario sono però il modo e la sistematicità con cui i dati raccolti sono utilizzati. Le informazioni sono infatti utilizzare per crearne altre, spesso false e distorte, in grado di influenzare l’immaginario di intere comunità e minare il funzionamento delle istituzioni democratiche.

Non è un caso che una delle priorità strategiche dell’Unione europea sia un massiccio investimento per la sicurezza informatica, diventato un bene pubblico di vitale importanza. La guerra fredda dell’informazione è infatti trasversale ai principali ambiti di incontro e scontro tra le principali potenze globali.

Ne sono coinvolti non solo gli accordi commerciali e le tradizionali “relazioni estere”. Sono infatti in ballo la tenuta stessa di modelli culturali fondati sulla democrazia, sulla libertà di informazione e di parola.