Guerra in Ucraina, le nuove sanzioni Ue alla Russia: stop ai beni di lusso e sospensione regole Wto

Il quarto pacchetto di sanzioni prevede anche un divieto a nuovi investimenti europei per l'esplorazione e la produzione dell'energia in Russia. [Copyright: Unione Europea]

L’Unione europea ha varato lunedì 14 marzo il quarto pacchetto di sanzioni economiche contro la Russia e la Bielorussia in risposta all’invasione dell’Ucraina, che prevede tra l’altro la revoca alla Russia dello status di ‘nazione più favorita’ nell’ambito dell’Organizzazione internazionale del commercio (WTO). Resta invece ancora escluso il settore dell’energia.

Le misure erano state annunciate dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, venerdì 11 marzo, al termine del vertice dei capi di Stato e di governo di Versailles, in Francia.

Con la revoca dello status di ‘nazione più favorita’ in seno alla WTO, sarà più facile per le nazioni europee imporre dei dazi ai beni importati dalla Russia, le cui aziende non riceveranno più un trattamento privilegiato da parte dell’UE. Secondo la Commissione europea, le importazioni dell’UE dalla Russia (oltre a petrolio, gas e carbone, si parla di prodotti agricoli, fertilizzanti, prodotti chimici, ferro e acciaio) nel 2020 valevano 95,3 miliardi di euro.

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L’UE, ha piegato inoltre von der Leyen, è al lavoro “per sospendere i diritti di appartenenza della Russia alle principali istituzioni finanziarie multilaterali, tra cui il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. Faremo in modo che la Russia non possa ottenere finanziamenti, prestiti o altri vantaggi da queste istituzioni”.

Le altre sanzioni prevedono un inasprimento del blocco dei beni degli oligarchi e delle loro famiglie, con la creazione di una task-force coordinata dai ministri della Giustizia, dell’Economia e degli Interni del G7 per identificarli e sequestrarli.

Saranno poi introdotte delle restrizioni sull’utilizzo delle criptovalute per evitare che vengano adoperate per aggirare i precedenti tre pacchetti di sanzioni, in particolare per il trasferimento di denaro da parte delle élite russe.

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Verrà poi vietata l’esportazione verso la Russia di tutti i beni di lusso prodotti nell’UE – un punto che prima dell’inizio della guerra aveva suscitato polemiche per l’opposizione dell’Italia, poi venuta meno – e di una serie di beni essenziali alla produzione di ferro e acciaio, per colpire il settore siderurgico russo.

Infine, la Commissione imporrà il divieto di nuovi investimenti europei nel settore energetico della Russia, “per non alimentare la dipendenza energetica che vogliamo lasciarci alle spalle”, ha affermato von der Leyen. “Questo divieto”, ha aggiunto, “riguarderà tutti gli investimenti, i trasferimenti di tecnologia, i servizi finanziari, ecc., per l’esplorazione e la produzione di energia, e quindi avrà un grande impatto su Putin”.

Nonostante le insistenze di diversi paesi dell’UE (a partirei baltici e dalla Polonia) e la riduzione degli acquisti da parte di aziende come Eni e Shell, anche il nuovo pacchetto di sanzioni non prevede il blocco delle importazioni di gas, carbone e petrolio russi, su cui pesano la contrarietà di paesi come Germania e Italia.

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Al vertice di Versailles, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha detto che “tutte le opzioni sono sul tavolo” e che “sosterremo l’Ucraina finché la guerra durerà”. Se Putin “intensificherà i bombardamenti e accerchierà Kiev”, ha aggiunto, “sappiamo che dovremo prendere di nuovo sanzioni massicce. In quel quadro niente è tabù”.

Per il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, “le sanzioni che abbiamo già adottato sono molto pesanti”, ma “possono diventare ancora più pesanti”, anche se “quello che occorre fare è essere consapevoli che queste sanzioni hanno un impatto” su famiglie e imprese: “Questa situazione se non affrontata ha il potenziale di fratturare il sistema economico europeo conducendoci verso il protezionismo”.

“Dobbiamo continuare la nostra pressione per cambiare i rapporti di forza. Abbiamo in riserva altre possibili sanzioni aggiuntive”, ha ribadito lunedì anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in un’intervista a la Repubblica, non precisando però i dettagli: “Finora – ha detto Michel – abbiamo colto di sorpresa il regime di Mosca e intendiamo continuare”.