Global tax, anche l’Irlanda e l’Estonia aderiscono all’accordo. Ma manca ancora l’Ungheria

Il ministro delle Finanze irlandese e presidente dell'Eurogruppo, Paschal Donohoe. [EPA-EFE/IGOR KUPLJENIK]

Dublino ha dato il via libera all’intesa Ocse per un’aliquota minima del 15%  sui profitti delle società con un fatturato superiore ai 750 milioni. Anche Tallinn è pronta a firmare.

L’Irlanda aumenterà la tassazione minima sui guadagni delle multinazionali che operano sul suo territorio dal 12,5 al 15%, aderendo all’accordo globale in discussione in sede Ocse sulla global minimum tax.

“L’Irlanda si unisce all’accordo fiscale internazionale dell’Ocse”, ha annunciato su Twitter il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, giovedì 7 ottobre sottolineando che si tratta di “un passo importante ed estremamente positivo per gli sforzi collettivi dell’Europa per costruire un sistema fiscale globale più equo e stabile”.

A luglio il G20 riunito a Venezia aveva sostenuto l’intesa di massima raggiunta in sede Ocse per una global minimum tax del 15% sulle multinazionali. Tra gli Stati membri dell’Ue, però, Irlanda, Ungheria ed Estonia si erano rifiutate di firmare.

“L’adesione a questo accordo è una decisione importante per la prossima fase della politica industriale dell’Irlanda – una decisione che assicurerà che l’Irlanda sia parte della soluzione”, ha detto il ministro delle Finanze irlandese e presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, in conferenza stampa. “È una decisione difficile e complessa, ma credo che sia quella giusta”.

Poche ore dopo la decisione irlandese è arrivato anche il via libera dell’Estonia. “Ci uniamo all’accordo sulla global tax”, ha dichiarato la premier Kaja Kallas, precisando che questo “non cambierà nulla per la maggior parte degli operatori economici dell’Estonia, e che riguarderà solo le filiali dei grandi gruppi multinazionali”. L’Ungheria invece continua ad opporsi all’intesa su un’aliquota minima del 15% e il suo no di fatto blocca l’Ue, perché le decisioni in materia fiscale richiedono l’unanimità.

Il Tesoro degli Stati Uniti, che aveva fatto pressione sull’Irlanda affinché sostenesse l’accordo, ha salutato la decisione di Dublino come un modo per mettere il mondo su un percorso verso una “conquista generazionale” per garantire che le aziende paghino la loro giusta quota di tasse.

Il governo irlandese ha detto di aver ricevuto rassicurazioni dalla Commissione europea sul fatto che Dublino potrà mantenere l’aliquota del 12,5% per le imprese con un fatturato annuo inferiore a 750 milioni di euro.

La nuova aliquota non colpirà solo i giganti del digitale come Apple, Google, Amazon e Facebook, che hanno scmelto l’Irlanda come sede europea proprio per la sua politica fiscale più favorevole, ma avrà ricadute su oltre 1.500 multinazionali che impiegano attualmente circa 400.000 persone in Irlanda, vale a dire un lavoratore su sei.

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