Gli investimenti cinesi nei Balcani: una minaccia per il Green Deal

Il ministro degli Esteti serbo Ivica Dacic e il collega cinese Wang Yi durante una conferenza stampa in Cina nel febbraio 2020. [EPA-EFE/ROMAN PILIPEY / POOL / POOL]

La crescente presenza cinese nel settore energetico potrebbe minare gli obiettivi 2030 e 2050 degli Stati membri dell’Ue per la riduzione delle emissioni di carbonio e l’attuazione dell’acquis energetico dei sei paesi nei Balcani occidentali che aspirano ad entrare nell’Unione europea. A dirlo è uno studio del Center for the Study of Democracy di Sofia, intitolato “The Chinese Economic Footprint in Central and Eastern Europe: Impact on Energy Transition and Climate”.

Secondo il report, un effetto potenzialmente duraturo degli investimenti cinesi nei Paesi dell’Europa centro-orientale (Peco) è quello che può essere descritto come “una sinergia di fallimenti”, che include la transizione ritardata a forme più pulite di energia, il mancato rispetto degli standard ambientali europei e una maggiore dipendenza dai combustibili fossili. I progetti guidati dalla Cina nella regione, infatti, hanno come minimo comun denominatore l’elusione delle politiche ambientali a lungo termine dei Paesi e della sostenibilità ambientale. Pechino spesso finanzia investimenti in centrali elettriche a lignite o in corridoi di trasporto, che non sono allineati con gli obiettivi climatici Ue e con politiche volte a ridurre l’impatto ambientale.

L’impatto degli investimenti cinesi

Malgrado il governo cinese abbia annunciato di voler azzerare le proprie emissioni entro il 2060,  in Paesi come la Serbia o il Montenegro continua a finanziare autostrade e centrali a carbone.

Anche quando gli investimenti cinesi sono orientati verso obiettivi di transizione energetica, gli investimenti FER non sono in linea con l’agenda della politica energetica dell’Ue che dà priorità alle iniziative locali, urbane e regionali per la transizione energetica che si concentra sulla decentralizzazione e la democratizzazione dell’approvvigionamento energetico.

L’analisi del Csd rivela che negli ultimi 10 anni circa 14 miliardi di dollari di fondi cinesi sono entrati nella regione sotto forma di sovvenzioni, prestiti per lo sviluppo, fusioni, acquisizione di beni nazionali e accordi di concessione. In media, i prestiti cinesi legati a progetti energetici e infrastrutturali valgono circa il 5,6% del Pil della regione. Ma per alcune delle economie più piccole i progetti guidati dalla Cina arrivano a circa un quarto del Pil del Paese.

Perché la Cina è così attrattiva?

Gli investimenti cinesi sono diventati sempre più attraenti per i governi dei PECO, poiché le iniziative sostenute dalla Cina, a differenza dei finanziamenti europei, non richiedono riforme strutturali. Molti dei progetti sono assegnati senza gare d’appalto, senza l’inserimento di misure anticorruzione e non sono basati su una valutazione costi/benefici basata su prove. La Cina spesso finanzia investimenti, ad esempio in centrali elettriche a lignite o in corridoi di trasporto, che non sono allineati con le priorità strategiche dei paesi e che non sono commercialmente validi nella situazione attuale.

Il finanziamento avviene sotto forma di prestiti (intergovernativi), che pur non essendo soggetti a tutta una serie di vincoli normativi, presentano una serie di condizioni tra cui l’uso obbligatorio di appaltatori, manodopera e attrezzature cinesi. I politici dei Paesi dell’Europa centrale e orientale “spesso sostengono tali progetti anche quando mancano di una logica finanziaria o di mercato, in quanto sono utilizzati per l’espansione del loro potere politico”, denuncia il rapporto.

Cosa può fare l’Ue?

Per arginare l’avanzata cinese nei Balcani, l’Ue dovrebbe rafforzare la sua posizione come principale motore di sviluppo economico nella regione PECO, colmando il deficit di finanziamento per l’attuazione di progetti strategici di sviluppo economico, come il completamento dei corridoi di trasporto, la modernizzazione delle reti energetiche,  e l’avvio di investimenti per la transizione energetica, suggerisce lo studio.
Inoltre dovrebbe sviluppare chiare linee guida di governance per l’implementazione dei progetti sostenuti dalla Cina Inoltre l’erogazione dei suoi finanziamenti ai Balcani occidentali dovrebbe essere condizionata al rispetto dello stato di diritto e degli obiettivi Ue sul clima.