Estonia: l’opportunità dalla Via della Seta del Nord

Un traghetto Silja Europa della linea estone Tallink arrivato da Helsinki a Tallinn. [EPA-EFE/VALDA KALNINA]

Mentre l’Estonia sta prendendo in considerazione la partecipazione alla rotta di trasporto merci denominata Via della Seta del Nord, dalla Cina alla Svezia, gli esperti chiedono cautela per quanto riguarda l’affidabilità della cooperazione con la Russia e la Cina, oltre che una maggiore attenzione a chi acquisirà la proprietà delle infrastrutture di transito, riferisce ERR Uudised (una trasmissione della radio pubblica estone) il 20 maggio.

La scorsa settimana, il Ministro degli Affari economici e delle infrastrutture estone, Taavi Aas (Partito centrale), ha discusso con le delegazioni di Cina, Russia, Kazakistan e Svezia riguardo la possibilità di aumentare l’attività di trasporto merci sulla Via della Seta del Nord. Secondo il ministro, Svezia e Norvegia attualmente non hanno un corridoio ferroviario in Cina: l’Estonia rappresenta quindi un’opportunità.

L’eurodeputato del Partito della Riforma estone (ed ex ministro degli Esteri) Urmas Paet ha affermato che un punto critico risiede nel “format 17 + 1”, in cui 17 paesi dell’Europa orientale e centrale stanno collaborando con la Cina. “Come membro dell’UE e della NATO, la posizione dell’Estonia è che l’Europa deve condurre una politica comune nei confronti della Cina. Questo logica 17 + 1, in cui i paesi dell’Europa occidentale non sono inclusi, non lo rafforza. Non credo che l’Estonia dovrebbe essere parte di questo format“, ha aggiunto.

La sua posizione è condivisa dal direttore del Centro internazionale per la difesa e la sicurezza (ICDS) Sven Sakkov, che scrive in Eesti Ekspress: “È inevitabile che il confronto USA-Cina si rispecchi nella NATO. L’Europa ha bisogno del sostegno militare degli USA per controllare la Russia. Gli Stati Uniti hanno bisogno del sostegno politico ed economico dell’Europa per controllare la Cina. Se l’Europa lasciasse gli Stati Uniti senza sostegno nel loro scontro, ciò potrebbe comportare il ritiro degli Stati Uniti dall’Europa e dalla NATO. È chiaro che gli Stati baltici saranno i primi nell’UE ad essere coinvolti nel processo. L’Estonia dovrebbe ritirarsi dalla logica 17 + 1“.