Dal premier ceco Babis al ministro olandese Hoekstra: i politici europei coinvolti nella nuova inchiesta sui paradisi fiscali

epa08749608 Il Primo ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babiš. EPA-EFE/KENZO TRIBOUILLARD / POOL

Tra i leader coinvolti nelle operazioni off-shore svelate dall’inchiesta Pandora Papers ci sono anche alcuni politici europei di spicco. Dal primo ministro ceco Andrej Babis al presidente cipriota Nicos Anastasiades e il ministro dell’Economia olandese Wopke Hoekstra, un paladino del rigore, noto per aver cercato di bloccare il Next Generation Eu chiedendo un’indagine sui conti dell’Italia durante la pandemia.

Andrej Babis, il primo ministro in carica della Repubblica Ceca, alla guida di un governo populista di destra, è il quinto uomo più ricco del Paese. La Commissione europea ad aprile aveva evidenziato il conflitto di interessi che coinvolgeva il premier per il suo ruolo politico e contemporaneamente proprietario di Agrofert, azienda che aveva beneficiato di sussidi comunitari irregolari per circa 2 milioni di euro.  A giugno il procuratore di Praga Boris Havel ha presentato il caso alla Procura europea (Eppo).

L’inchiesta Pandora Papers, coordinata dall’International Consortium of Investigative Journalists e pubblicata il 3 ottobre su un network di 140 testate internazionali, tra cui l’Espresso, rivela che Babis ha utilizzato una società offshore nelle Isole Vergini per comprare segretamente una villa di lusso in Costa Azzurra, del valore di 22 milioni di dollari.

Babiš nega di aver commesso qualsiasi illecito e accusa la “mafia ceca” per la fuga di dati. Secondo il primo ministro la tempistica della rivelazione dei Pandora Papers è legata alle elezioni ceche dell’8-9 ottobre. Babiš assicura che tutto quello che ha fatto era legale. “I soldi sono stati prelevati dalla banca ceca, sono stati tassati ed erano miei”, ha dichiarato.

Tra i nomi pesanti dell’inchiesta Pandora Papers figura anche quello del presidente cipriota Nicos Anastasiades. Nei documenti analizzati dal consorzio giornalistico viene menzionato lo studio legale “Nicos Chr. Anastasiades and Partners” che avrebbe tenuto nascosti i beni dell’imprenditore ed ex senatore russo, Leonid Lebedev, coperto tramite beneficiari fittizi.

“Uno studio legale, Nikos Anastasiades and Partners, figura come un elemento chiave quale piattaforma offshore per le ricchezze russe. Lo studio mantiene il nome del suo fondatore, il presidente cipriota, e le sue figlie sono partner dello studio”, si legge in un passaggio dell’inchiesta. Secondo quanto ricostruito dal CIJ, nel 2015 uno società legale di Panama, avrebbe scoperto che lo studio Anastasiades and Partners avrebbe comunicato che stava gestendo quattro società offshore a scopi benefici, mentre da un rapporto presentato in un secondo momento al regolatore finanziario delle isole Vergini britanniche sarebbe emerso che il vero proprietario di tali società era in realtà Lebedev. Quest’ultimo ha lasciato la Russia nel 2015, dopo essere stato accusato per non aver dichiarato i suoi beni.

Nello scandalo è coinvolto anche ministro dell’Economia dei Paesi Bassi Wopke Hoekstra, che è anche il leader dei cristiano democratici della CDA. Secondo l’inchiesta nel 2017, poco prima di diventare ministro, Hoekstra possedeva 627 azioni della società offshore Candace Management, una “letterbox company” ovvero società di pure partecipazioni finanziarie senza ancoraggi nell’economia reale, stabilite in uno Stato membro che non presenta alcuna relazione con le loro attività al solo scopo di ottenere vantaggi fiscali.

Hoekstra si è difeso dicendo di non sapere dove si trovasse l’azienda e spiegando che l’investimento era per finanziare “una start-up di un amico che si occupa di ecoturismo in Africa”. “Ovviamente avrei dovuto esaminarlo di più in seguito”, ha ammesso. Il ministro aveva investito nella società 26.500 euro e ha spiegato su Twitter di aver donato i 4.800 euro di profitto che aveva guadagnato a una fondazione olandese per la ricerca sul cancro. Tuttavia la vicenda fa molto discutere soprattutto perché Hoekstra è sempre stato un falco del rigore. Durante la pandemia aveva proposto un’indagine sui Paesi dell’Europa meridionali “che si ritrovano senza le risorse necessarie per superare la crisi del Coronavirus”. Un’affermazione che il premier portoghese Antonio Costa aveva definito “ripugnante”. Oggi Hoekstra è tra i ministri che si battono per un ritorno alle regole del Patto di stabilità.

“Oggi Hoekstra e gli altri falchi del nord Europa hanno la faccia tosta di chiedere il ritorno del patto di stabilità in un continente azzoppato dalla crisi dovuta al Covid mentre ricchi e potenti continuano ad evadere le tasse, è arrivata l’ora che l’Unione europea si doti di una politica fiscale unica e sicura che combatta queste aberrazioni”, afferma l’eurodeputato dei Verdi Ignazio Corrao, che chiede all’Eurogruppo e all’Ecofin di intervenire sulla questione. “I danni per la società civile causati dal proliferare di questi rifugi offshore sono ancora aumentati in questi tempi di pandemia, che ha innescato una crisi economica senza precedenti, moltiplicando le spese dello Stato per la sanità e per aiutare i più deboli”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle.”È necessario fare piena luce sul coinvolgimento dei governanti dell’Unione europea. Ai cittadini viene restituita la verità dei fatti e questa è una vittoria della democrazia. Far sapere quello che succede non può essere considerato in alcun modo un reato, come nel caso di Assange. Il reato eventualmente lo compiono gli altri, quelli che vengono smascherati”, afferma in una nota l’eurodeputata Sabrina Pignedoli.