Cina, la banca centrale vieta le transazioni in criptovalute

Distributori automatici in cui si può pagare con la criptovaluta di stato cinese, lo yuan elettronico. Shanghai, Cina, 26 febbraio 2021 [EPA-EFE/ALEX PLAVEVSKI]

La Banca centrale cinese (People’s Bank of China) ha dichiarato illegali nel paese tutte le transazioni effettuate con criptovalute. La decisione è arrivata in un documento che porta la data del 15 settembre, ma che è stato pubblicato solo venerdì 24.

“Le attività commerciali legate alle monete virtuali sono attività finanziarie illegali”, si legge nella nota, secondo la quale le criptovalute “mettono seriamente a rischio gli attivi delle persone, la sicurezza nazionale e la stabilità sociale.

La Cina è uno dei più grandi mercati al mondo sia per la produzione (mining) che per le transazioni (trading) di criptovalute. Dal maggio scorso, tuttavia, il governo cinese ha iniziato a cacciare dal paese tutti i miners, ovvero coloro che gestiscono e tengono in funzione i macchinari informatici preposti all’estrazione delle criptovalute: computer potentissimi che consumano enormi quantità di energia, generano molto calore e hanno quindi  bisogno di costante manutenzione e raffreddamento. Un procedimento che per l’esecutivo di Pechino è troppo dispendioso in termini ambientali, e incompatibile con gli obiettivi climatici del paese.

Le transazioni invece, erano state ufficialmente vietate già nel 2019, ma finora i cittadini cinesi che volevano continuare ad acquistarle potevano farlo attraverso operatori (exchange) stranieri: con la decisione della Banca centrale, anche questa possibilità viene esclusa.

La stretta arriva a pochi mesi dall’inizio dei primi test su una criptovaluta controllata dalla Banca centrale, lo yuan cinese elettronico (eCNY). Nella nota dell’istituto, infatti, le due criptovalute più diffuse – Bitcoin ed Ethereum – sono citate come esempi di monete emesse da autorità non monetarie, come a suggerire che l’eCNY non sarà investito dalla decisione della Banca.

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