Cina e Ue siglano l’accordo sugli investimenti: cosa cambia e perché non piace agli Stati Uniti

Cina-Ue [Council Newsroom]

Ue e la Cina hanno concluso un accordo politico sugli investimenti, dopo sette anni di negoziati. Si tratta di un importante passo avanti, che però rischia di irritare la nuova amministrazione americana. I consiglieri di Biden, infatti, avevano esortato Bruxelles a coordinarsi con Washington.

Le trattative si sono concluse mercoledì 30 dicembre, durante un summit virtuale tra il presidente  Xi Jinping, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio dell’Ue Charles Michel, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron.

Lo rende noto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per il commercio, Valdis Dombrovskis, ha definito l’intesa “una pietra miliare per l’economia”, che migliora “l’accesso ad un mercato chiave globale e crea parità di condizioni per le nostre imprese”, un accesso che la Cina “non ha mai dato a nessun Paese”. Tuttavia, ammette Dombrovskis, l’accordo “non risolverà tutte le nostre sfide con la Cina, che restano tante, ma le vincola in modo significativo nella giusta direzione”.

I contenuti dell’accordo

Uno dei punti più critici era la richiesta della Cina di accedere al mercato energetico dell’Ue. Data la sensibilità del tema per la sicurezza nazionale, secondo le prime indiscrezioni l’accordo dovrebbe consentire a Pechino di accedere solo a una piccola parte del settore europeo delle energie rinnovabili, a patto che la Cina faccia lo stesso.

Con questa intesa la Cina dovrebbe aprire il suo settore manifatturiero alle imprese dell’Ue, così come l’edilizia, la pubblicità, il trasporto aereo, i servizi marittimi, le telecomunicazioni e, anche se in misura minora, il cloud computing.

A Pechino viene chiesto anche di impegnarsi a sottoscrivere le regole dell’Organizzazione internazionale del lavoro, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite sui temi del lavoro e della politica sociale. Una questione particolarmente rilevante dato che la Cina sfrutta la manodopera uigura, costringendo gli appartenenti alla minoranza musulmana ai lavori forzati, come hanno ampiamente documentato le inchieste di varie Ong.

L’accordo vieta anche il trasferimento forzato di tecnologie da parte delle imprese Ue che si stabiliscono in Cina, e contiene misure per disciplinare le imprese statali cinesi per evitare che violino la leale concorrenza.

“Otterremo un accesso al mercato molto migliore e la protezione dei nostri investimenti in Cina”. Un migliore accesso al mercato è qualcosa per cui lavoriamo da molti anni, e i cinesi hanno fatto un grande passo verso di noi”, ha dichiarato un funzionario di Bruxelles all’agenzia Reuters. I colloqui sulla protezione degli investimenti probabilmente andranno avanti anche il prossimo anno.

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Malgrado Xi Jinping si dica fiducioso di poter chiudere i negoziati entro il 2020, i leader europei frenano.

“L’Europa deve essere un player, non un campo di gioco. Oggi abbiamo fatto un passo avanti per una relazione più equilibrata con la …

I timori di Washington

Per Bruxelles si tratta di un risultato storico, ma avanti con l’accordo potrebbe anche danneggiare il rapporto con l’amministrazione statunitense entrante, che aveva espresso il desiderio di lavorare a stretto contatto con l’Unione europea sulle questioni relative alla Cina. A Washington, ricorda la Cnn, molti considerano la cooperazione con l’Europa come il modo più efficace per contrastare le pratiche economiche sleali e le violazioni dei diritti umani.
Jake Sullivan, che è stato scelto come consigliere per la sicurezza nazionale dal presidente eletto Joe Biden, su Twitter aveva espresso il suo stupore per l’accelerazione nei negoziati tra Bruxelles e Pechino, sottolineando che l’amministrazione Biden sarebbe “lieta di potersi consultare presto con i partner europei sulle comuni preoccupazioni riguardo alle pratiche economiche cinesi”.

“Questo accordo non è un trionfo. È un errore”, scrive Bloomberg, accusando Bruxelles di “snobbare la nuova amministrazione statunitense di Joe Biden, appena tre settimane prima del suo insediamento”.

Questa prospettiva di coalizzarsi tra UE e Stati Uniti è ciò che il presidente cinese Xi Jinping vuole urgentemente prevenire. Questa è la migliore spiegazione del perché è intervenuto personalmente questo mese nei negoziati per l’Accordo globale sugli investimenti UE-Cina (CAI), dando il via a colloqui che sembravano morti.

Accelerando l’intesa con Pechino, secondo Bloomberg, Bruxelles potrebbe aver messo a repentaglio quello che dovrebbe essere il suo obiettivo strategico più grande: un fronte occidentale unito per costringere la Cina ad accettare realmente un modello economico liberale e basato su delle regole. Anche il New York Times ricorda che i consiglieri di Biden hanno tentato di mettere in guardia i funzionari europei da qualsiasi azione affrettata, esortandoli a coordinarsi con la nuova amministrazione americana.