Biden sarebbe pronto a consultare Europa e Canada sui dazi alla Cina

epa08779336 Il candidato democratico alla presidenza Joe Biden parla durante un raduno drive-in, mentre compie la sua prima visita in Georgia da quando ottenuto la nomination presidenziale del partito, nell'anfiteatro di Lakewood ad Atlanta, Georgia, USA, il 27 ottobre 2020. EPA-EFE/CURTIS COMPTON / THE ATLANTA JOURNAL-CONSTITUTION / MANDATORY CREDIT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Il 28 ottobre il democratico Joe Biden ha dichiarato che, se sarà eletto, si consulterà immediatamente con i principali alleati degli Stati Uniti prima di decidere sul futuro delle tariffe USA sulla Cina, cercando “una leva collettiva” per rafforzare la forza contrattuale americana contro Pechino.

In un’intervista con l’agenzia stampa Reuters, sei giorni prima delle elezioni presidenziali, i due assistenti di Biden hanno detto che il suo punto di partenza sarà quello di non ripetere gli errori commessi dal presidente Donald Trump quando ha inopinatamente imposto tariffe doganali sui beni europei e canadesi come parte del suo programma “America First”, andando dunque apertamente contro i principali alleati degli Stati Uniti.

“Il fallimento dell’amministrazione Trump è stato quello di andare avanti da solo. E questo ha dato alla Cina una via di fuga”, ha detto Jeffrey Prescott, un ex alto dirigente per la politica estera dell’amministrazione Obama.

I consiglieri si sono rifiutati però di chiarire se il candidato democratico alla presidenza, se eletto, sarebbe propenso ad abolire le massicce tariffe doganali sulla Cina che Trump ha usato per alimentare una guerra commerciale tra le due maggiori economie del mondo.

“Non prenderà impegni prematuri prima di esaminare con precisione ciò che stiamo ereditando”, ha detto Prescott. “Ma la consultazione con gli alleati sarà una parte centrale di tutto questo”.

L’aspra controversia commerciale è solo una delle principali fonti di tensione tra Washington e Pechino, le cui relazioni sono sprofondate al punto più basso degli ultimi decenni su una serie di questioni, tra cui il coronavirus, Hong Kong, il furto di proprietà intellettuale, i diritti umani, Taiwan e il Mar Cinese Meridionale.

La Cina è stata al centro della politica estera nella campagna presidenziale del 2020. Nei comizi politici, Trump ha infatti spesso sostenuto che Biden avrebbe adottato un approccio più morbido nei confronti della Cina.

Biden ha reagito, dicendo che sarebbe stato più duro con la Cina rispetto a Trump e che non avrebbe avuto paura di usare barriere commerciali – ma solo quando hanno un senso. Ad esempio, a maggio ha promesso agli United Steelworkers, il più grande sindacato industriale del Nord America, che le tariffe doganali per l’acciaio e l’alluminio sarebbero rimaste in vigore fino a quando non fosse stata negoziata una soluzione globale per limitare la produzione in eccesso – in gran parte concentrata in Cina.

Trump e i suoi assistenti sostengono, senza prove, che la Cina stessa stia pagando le tariffe statunitensi. Trump afferma che una prima parte dell’accordo commerciale con la Cina sia stato firmato a gennaio e che è stato un grande passo avanti, ma gli esperti dicono che gli acquisti totali di beni statunitensi da parte di Pechino saranno ben al di sotto degli obiettivi fissati per il primo anno dell’accordo.

La serie di dazi doganali scaglionati che l’amministrazione Trump ha imposto a 370 miliardi di dollari di merci cinesi nel 2018 e nel 2019 è costata agli importatori statunitensi più di 60 miliardi di dollari, secondo i dati delle dogane e della protezione delle frontiere degli Stati Uniti, ed è stata accusata di erodere la competitività manifatturiera statunitense.

Vista però la sensibilità politica della questione di allentare la pressione degli Stati Uniti sulla Cina, rimangono dubbi sulla prospettiva che Biden, se eletto, agirà rapidamente per ridurre le tariffe doganali.

I consiglieri di Biden hanno chiarito che egli vorrebbe prima di tutto dialogare con gli alleati statunitensi invece di intraprendere un’azione unilaterale in materia commerciale, come ha fatto Trump.

“Si può iniziare non imponendo tariffe doganali agli europei e sui canadesi e lavorare invece con loro sulle questioni commerciale”, ha detto Brian McKeon, un ex consigliere della Casa Bianca e del Pentagono durante l’amministrazione Obama.

Sarebbe necessaria una consultazione immediata “per identificare le aree in cui possiamo fare leva collettiva sulla Cina”, ha detto Prescott. “Invece sono stati alienati, sono stati insultati dal presidente Trump, e questo ha reso la nostra capacità negoziale con la Cina ben più debole di quanto dovrebbe essere”.