Appalti pubblici in Russia, l’Ue si rivolge al Wto contro la discriminazione delle proprie imprese

La direttrice generale del Wto Ngozi Okonjo-Iweala (a sinistra) e l'ambasciatore generale del Consiglio del Wto David Walker (a destra). [EPA-EFE/FABRICE COFFRINI / POOL]

L’Unione europea si è rivolta all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) contro la discriminazione delle proprie imprese operata dalla Russia negli appalti delle aziende di Stato.

Le pratiche del governo di Mosca, che limita o impedisce alle industrie europee di fornire beni alle industrie statali russe, sono contrarie alle leggi del Wto, secondo la Commissione europea, perché contravvengono al principio di non discriminazione.

Il primo passo di una disputa al Wto è un periodo di consultazione, tipicamente di 60 giorni, prima che sia scelto un collegio giudicante. La Commissione Ue, che supervisiona il commercio per i 27 Stati membri, sostiene che la Russia abbia gradualmente espanso la sua politica di restrizioni per sostituire beni e servizi stranieri negli appalti statali dal 2015.

L’esecutivo Ue ha dichiarato che la disputa riguarda tre misure specifiche che sarebbero incompatibili con le leggi del Wto, che richiedono che i membri non operino discriminazioni tra i prodotti locali e quelli stranieri.

Alcune compagnie legate allo Stato, infatti, detraggono dal 15% al 30% dal prezzo offerto dalle aziende russe quando valutano le offerte, una deduzione che non viene applicata alle compagnie straniere. Tuttavia, al momento dell’acquisto, viene poi pagato il prezzo pieno

Inoltre, la Commissione contesta le quote nazionali fino al 90% negli appalti di oltre 250 beni, tra cui veicoli, dispositivi medici e prodotti tessili. Infine, le società russe che intendono acquistare determinati prodotti di ingegneria all’estero necessitano di una autorizzazione da parte della commissione russa per la sostituzione delle importazioni, spesso concessa su base arbitraria.