Africa: le incertezze e le sfide dell’accordo di libero scambio continentale

Port Lagos [Akitunde Akinleye/EPA/EFE]

I paesi africani hanno inaugurato ufficialmente una nuova area di libero scambio a livello continentale venerdì (1° gennaio), dopo mesi di ritardi causati dalla pandemia globale del coronavirus.

Ma gli esperti considerano il lancio di Capodanno come un evento in gran parte simbolico, la piena attuazione dell’accordo, infatti, dovrebbe richiedere anni.

L’area di libero scambio continentale africana (AfCFTA) mira a riunire 1,3 miliardi di persone in un’unione economica da 3,4 trilioni di dollari che sarà la più grande area di libero scambio dall’istituzione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

I sostenitori affermano che darà impulso al commercio tra i vicini africani, consentendo al continente di sviluppare le proprie catene di valore. La Banca Mondiale stima che potrebbe far uscire dalla povertà decine di milioni di persone entro il 2035.

“C’è una nuova Africa che sta emergendo con un senso di urgenza e con l’aspirazione a diventare autosufficiente”, ha detto il presidente del Ghana Nana Akufo-Addo durante la cerimonia di lancio online.

Ma gli ostacoli – che vanno dalla burocrazia onnipresente e dalle scarse infrastrutture al protezionismo radicato di alcuni dei suoi membri – devono essere superati se si vuole che l’unione raggiunga il suo pieno potenziale.

Il commercio nell’ambito dell’AfCFTA doveva essere lanciato il 1° luglio, ma l’accordo è stato rinviato dopo che il Covid-19 ha reso impossibili i negoziati di persona.

Tuttavia, la pandemia ha anche dato un ulteriore impulso al processo, ha detto Wamkele Mene, segretario generale del Segretariato dell’AfCFTA. “Il coronavirus ha dimostrato che l’Africa dipende in modo eccessivo dall’esportazione di materie prime, dipende in modo eccessivo dalle catene di approvvigionamento globali”, ha detto. “Quando le catene di approvvigionamento globali sono interrotte, sappiamo che l’Africa ne soffre”.

Ogni Paese africano, eccetto l’Eritrea, ha firmato l’accordo quadro dell’AfCFTA, e 34 lo hanno ratificato. Ma osservatori come W. Gyude Moore – un ex ministro liberiano che ora è un membro del Centro per lo sviluppo globale – dicono che il vero lavoro comincia adesso.

“Sarei sorpreso se riuscissero a preparare tutto entro 24 mesi”, ha detto a Reuters. “Per un successo a lungo termine, penso che dovremo considerare quanto tempo ci sia voluto all’Europa. Si tratta di un processo che dura da più di un decennio”.

“Dobbiamo cominciare da qualche parte”

Le sfide storiche, tra cui gli scarsi collegamenti stradali e ferroviari dell’Africa, i disordini politici, l’eccessiva burocrazia di confine e la piccola corruzione non scompariranno da un giorno all’altro. E un allegato all’accordo che delinea le regole di origine – un passo essenziale per determinare quali prodotti possono essere soggetti a tariffe e dazi – non è stato ancora completato. Nel frattempo, 41 dei 54 Stati membri della zona hanno presentato programmi di riduzione delle tariffe.

I membri devono eliminare gradualmente il 90% delle linee tariffarie – nell’arco di cinque anni per le economie più avanzate o di dieci anni per le nazioni meno sviluppate. Un altro 7% considerato sensibile otterrà più tempo, mentre il 3% potrà essere inserito in una lista di esclusione.

La finalizzazione di questi programmi e la loro comunicazione alle imprese deve essere fatta rapidamente, ha detto Ziad Hamoui di Borderless Alliance, un gruppo che si batte per facilitare il commercio transfrontaliero.

Ma gli sforzi per implementare l’accordo incontreranno probabilmente anche la resistenza dei gruppi d’interesse nazionali. I timori di perdere contro i vicini più competitivi hanno inizialmente reso scettici alcuni Paesi, tra cui la Nigeria, il gigante dell’Africa occidentale.

Tuttavia, i sostenitori della zona di libero scambio sono fiduciosi che i primi passi verso la sua attuazione consentiranno già agli Stati membri di incrementare rapidamente il commercio intra-africano. L “integrazione economica non è un evento. È un processo”, ha detto Silver Ojakol, capo dello staff del Segretariato dell’AfCFTA. “Dobbiamo cominciare da qualche parte”.