Usa-Ue, Dombrovskis: “Un accordo commerciale come il Ttip non è più fattibile”

Il vice-presidente della Commissione europea con delega al Commercio Valdis Dombrovskis. [EPA-EFE/JOHANNA GERON / POOL]

Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ritiene che la vittoria di Joe Biden segnerà un nuovo inizio per le relazioni Ue-Usa. Ci sono però dei limiti, poiché ritiene che non sarebbe fattibile tentare nuovamente di negoziare un accordo commerciale tanto ampio ed approfondito come il TTIP, ha dichiarato ad EURACTIV in un’intervista realizzata mercoledì 25 novembre.

Valdis Dombrovskis è il vicepresidente della Commissione con deleghe all’economia e al commercio.

Ci sono grandi speranze da parte europea dopo la vittoria di Biden alle elezioni americane. Una delle questioni bilaterali più urgenti da affrontare sarà la controversia tariffaria scatenata dal caso Airbus-Boeing. Ha ricevuto qualche segnale dal team di Biden che questo problema potrebbe essere risolto quando prenderanno il controllo?

Stiamo negoziando la controversia Airbus-Boeing con l’attuale amministrazione, che è ancora in carica. Ma in realtà, più in generale, ci aspettiamo una maggiore partecipazione nelle istituzioni multilaterali e un nuovo inizio per le relazioni transatlantiche.

Il presidente eletto Biden ha dichiarato di essere un forte sostenitore delle alleanze internazionali e del multilateralismo, e di voler migliorare le relazioni con l’Ue. Sono tutti messaggi molto incoraggianti. Ci auguriamo di poter avere questo nuovo inizio, di poter risolvere alcune delle nostre controversie bilaterali, e anche di avere un impegno multilaterale più intenso e significativo.

Insieme possiamo essere una forza per il bene a livello globale. Siamo alleati strategici, condividiamo gli stessi valori. Siamo partner simili. Penso che ci sia una buona base per impegnarsi, ancora una volta, in modo molto forte con gli Stati Uniti.

L’amministrazione Trump ha ignorato, almeno fino a poco tempo fa, la sua proposta di risolvere la controversia Airbus-Boeing. Sono disposti a trovare una soluzione ora?

Stiamo negoziando molto intensamente la questione per disciplinare future controversie nel settore dell’aviazione civile. Se c’è un accordo su questo punto, possiamo sperare di arrivare a una situazione in cui entrambi possiamo ritirare o sospendere le tariffe che ci siamo imposti l’un l’altro.

Tecnicamente parlando, l’accordo è fattibile. Naturalmente, richiederà qualche spinta. Se non sarà possibile, allora dovremo continuare a lavorare con la nuova amministrazione.

Un’altra questione controversa tra l’Ue e gli Usa è stata la tassa sul digitale. Pensa che l’amministrazione Biden si vendicherebbe se la tassa venisse applicata in Europa, come ha minacciato il presidente Trump?

Penso che potrebbe essere un po’ prematuro dare un parere definitivo su come la nuova Amministrazione reagirà alla tassa sul digitale. Ma ci sono speranze per un approccio diverso dalla nuova Amministrazione, e che si possa arrivare a una soluzione globale per la tassa sul digitale a livello OCSE. In caso contrario, siamo pronti a presentare la nostra proposta a livello europeo.

La Commissione ha messo il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) “nel congelatore” dopo la vittoria di Trump, come ha detto l’ex commissario per il Commercio Cecilia Malmström. State pensando di scongelare le trattative sul TTIP ora che l’era di Trump è finita?

C’è stata una forte opposizione al TTIP negli Stati Uniti e nell’Ue. Non crediamo sia fattibile tornare a quel tipo di negoziati per un accordo di libero scambio tanto ampio ed approfondito con gli Stati Uniti. Tutte le stesse problematiche riscontrate all’epoca sarebbero riemerse.

Abbiamo constatato che i negoziati non stavano facendo molti progressi. Per questo motivo, non è un obiettivo che abbiamo in programma di perseguire.

In termini di accordi più contenuti, ne stiamo cercando nelle aree di valutazione della conformità per facilitare il commercio di beni. Siamo decisamente pronti ad esplorare un’ulteriore liberalizzazione del commercio di beni, diversi da quelli agricoli, se ci sarà una volontà reciproca da parte degli Stati Uniti.

Biden ha detto che la sua amministrazione acquisterà beni e servizi statunitensi (“Buy America”) per la ripresa. La Commissione sta valutando un approccio simile, magari nell’ambito della sua nascente autonomia strategica?

L’Ue è impegnata a favore di un commercio libero ed equo e dei suoi accordi bilaterali e internazionali. Insistiamo sempre sull’inclusione di capitoli sugli appalti pubblici negli accordi di libero scambio. Pertanto, non stiamo prendendo in considerazione un approccio del genere.

Ci sono però alcune misure mirate che potrebbero dover essere prese in considerazione. Ad esempio, gli effetti distorsivi delle sovvenzioni estere nel nostro mercato degli appalti pubblici. O il cosiddetto strumento internazionale per gli appalti. Questo strumento permetterebbe all’Ue di limitare l’accesso al suo mercato degli appalti pubblici ai Paesi che limitano l’accesso al loro mercato degli appalti pubblici.

Ci auguriamo che ci saranno maggiori progressi su questo tema durante la presidenza portoghese nel prossimo semestre, dato che non c’è stato così tanto slancio in questo senso durante la presidenza tedesca.

Per quanto riguarda i negoziati Ue-Regno Unito, non è chiaro se sarà raggiunto un accordo. Quanto siete fiduciosi che le due parti possano concludere un accordo nei prossimi giorni?

Continuiamo a lavorare per raggiungere un accordo. I negoziati sono in una fase molto avanzata. Ma ci sono ancora quegli elementi importanti in cui è necessario un passo indietro sostanziale da parte del Regno Unito, tra cui parità di condizioni, la pesca e la governance.

Dobbiamo entrare in una sorta di partita finale. Siamo arrivati agli ultimi giorni utili per raggiungere un accordo. Dobbiamo davvero portare a termine questi negoziati adesso.

Possiamo dire che siamo nei minuti di recupero?

Si potrebbe dire di sì. Le istituzioni dell’UE sono, in un certo senso, disposte ad essere molto accomodanti in termini di procedure. Il Parlamento europeo ha già segnalato di essere pronto a convocare una sessione straordinaria tra Natale e Capodanno per ratificare l’accordo, se necessario.

Da parte della Commissione, ci impegniamo a adottare tutte le procedure necessarie per consentire la ratifica di questo accordo prima di Capodanno, in modo che possa entrare in vigore dal 1° gennaio del prossimo anno.

Ci sono stati progressi sulle questioni controverse – governance, pesca e aiuti di Stato – negli ultimi giorni?

Ci sono stati progressi, non solo negli ultimi giorni, ma già negli ultimi mesi. Abbiamo dimostrato una certa flessibilità e comprensione delle difficoltà.

Ma ci sono dei limiti su quello che possiamo fare. Se guardiamo alla parità di condizioni, il Regno Unito ha richiesto l’azzeramento delle tariffe doganali per accedere al mercato dell’UE.

Siamo disposti a concedere un accesso a “zero tariffe, zero quote”. Ma in questo caso, è importante che il Regno Unito non inizi a danneggiarci con standard ambientali, lavorativi o altri standard normativi più bassi di quelli europei.

Data la vicinanza geografica del Regno Unito, questo può diventare rapidamente un problema importante per il mercato unico, se le condizioni di parità non venissero affrontate nel modo adeguato.

Ritiene che le aziende europee siano preparate ad un no-deal?

È da molto tempo che esortiamo le imprese dell’UE e le altre parti interessate a prepararsi a una tale evenienza. Le imprese hanno avuto tempo sufficiente per organizzarsi in vista di diversi scenari. Abbiamo pubblicato quasi 90 avvisi specifici dedicati a diversi settori.

In questo caso, non si tratta tanto di una questione di preparazione, quanto piuttosto delle conseguenze economiche che causerà la Brexit.

Lei proporrà uno strumento per affrontare le pratiche “coercitive” di altre economie. La Cina è stata accusata di pratiche commerciali ed economiche sleali e di imporre il trasferimento forzato di tecnologia alle imprese straniere. La Cina sarebbe colpita da questo strumento, se fosse in vigore?

Ebbene, per quanto riguarda questo strumento anti-coercizione, intendiamo presentare una proposta entro la fine del prossimo anno. Si tratta di uno strumento legislativo dell’Unione Europea che non è rivolto contro alcun Paese specifico. È uno strumento orizzontale.

L’idea principale è che esso fornisca una base giuridica adeguata affinché l’Ue possa rispondere in modo proporzionato, in situazioni in cui alcuni Paesi dovessero intraprendere azioni coercitive manifestamente al di fuori degli accordi commerciali internazionali, del quadro dell’OMC o del nostro accordo bilaterale o regionale.

Ancora una volta, non è rivolta a nessun paese specifico. Ma sappiamo che in generale, poiché il contesto del commercio internazionale è diventato più conflittuale e complesso negli ultimi anni, abbiamo bisogno di strumenti migliori per difenderci.