Bernd Lange (S&D): “La politica commerciale dell’Ue deve essere sostenibile o perderà l’appoggio della popolazione”

Il presidente della commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo Bernd Lange parla durante una conferenza stampa a Pechino, Cina, il 9 maggio 2018. EPA-EFE/ROMAN PILIPEY

L’eurodeputato tedesco Bernd Lange, del gruppo S&D, presiede la commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo.

Gli eurodeputati devono mettere la sostenibilità al centro della politica commerciale dell’UE o rischiano di perdere il sostegno pubblico per essa, dice Bernd Lange. E questo significa mettere al centro la società civile.

“Il commercio è davvero importante per l’Ue. Un posto di lavoro su sette dipende dal commercio. Ma ci sono molte preoccupazioni nella società civile sul risultato della politica commerciale per quanto riguarda la sostenibilità e l’aumento della concorrenza. E se non possiamo davvero dare una risposta a queste preoccupazioni, allora perderemo il sostegno della popolazione alla politica commerciale”, dice Lange, che presiede la commissione parlamentare sul tema, una delle più influenti del Parlamento, dal 2014.

L’agenda commerciale dell’UE è stata bloccata negli ultimi anni da un crescente scetticismo pubblico sul fatto che gli accordi proposti con paesi come gli Stati Uniti, il Canada e il Sud America andranno a vantaggio delle imprese o porteranno a standard ambientali o sociali più bassi.

Tuttavia, Lange dice che le norme su tali standard sono gradualmente aumentate.

“Non c’è dubbio che se si guarda alla politica commerciale dell’UE degli ultimi quindici anni si può vedere che passo dopo passo c’è stato un miglioramento”, dice Lange, anche se ammette che affrontare la sostenibilità e gli standard sociali negli accordi commerciali “non è la priorità per alcuni dei tradizionali funzionari della politica commerciale che lavorano all’interno della Commissione europea”.

“Credo che abbiano riconosciuto che è necessario stabilizzare la politica commerciale moderna, altrimenti non avremo alcuna possibilità di far passare qualsiasi misura di politica commerciale dal Parlamento europeo e gli accordi non saranno accettati dalla popolazione”, aggiunge.

Lange, insieme ad altri colleghi, vuole rafforzare il ruolo dei gruppi consultivi nazionali, che mettono in contatto i cittadini con le questioni commerciali e hanno il compito di fornire consigli su tutti gli aspetti degli accordi commerciali dell’UE.

“È molto importante il coinvolgimento della società civile. Alla fine, la politica commerciale deve avere dei benefici per le persone comuni e non le singole aziende. Questa era l’idea dietro la creazione dei gruppi consultivi nazionali, e passo dopo passo stiamo imparando come migliorarne le potenzialità”, dice Lange.

Le misure per aiutare a garantire che il lavoro e altri diritti umani siano rispettati nei paesi con cui l’UE ha accordi commerciali fanno parte del documento della Commissione sulla strategia commerciale dell’UE presentato a maggio.
Esse includono la promessa di una nuova legislazione UE sulla governance e la responsabilità delle imprese e una legge per assicurare che i prodotti che contribuiscono alla deforestazione non possano essere importati in Europa.

La strategia commerciale della Commissione propone anche la nomina di un responsabile dell’applicazione della legge che si occupi dei ricorsi in caso di violazione dei diritti del lavoro e di altri diritti umani, o di abusi ambientali nei paesi con cui si instaura la partnership commerciale.

“Penso che sia una buona idea e che sia molto importante avere una persona o un organismo a cui poter rivolgere le proprie preoccupazioni e problemi, così come l’accesso alla piattaforma di mercato. Abbiamo la garanzia che ogni caso sottoposto avrà un seguito e che si potrà aprire un’indagine”, dice Lange.

“Dobbiamo assicurarci che l’espressione ‘politica commerciale basata su principi’ non sia solo una frase ad effetto”.

Egli sostiene che i gruppi consultivi nazionali dovrebbero avere il diritto di fare reclami e anche di chiedere la consultazione del governo in forma vincolante.
I loro rappresentanti dovrebbero anche essere invitati a tenere regolari scambi di opinioni con la commissione INTA del Parlamento europeo.

Lange dice che nonostante le difficoltà in molti paesi privi di una tradizione di dialogo sociale, i i gruppi consultivi nazionali stanno “già facendo un buon lavoro”.

“In molti paesi ci sono alcuni sviluppi nella direzione di un dialogo sociale come lo conosciamo qui in Europa”, aggiunge.

Sul tavolo però ci sono le preoccupazioni per il  fatto che i gruppi consultivi nazionali in alcuni paesi non hanno le risorse per poter lavorare.

“Dovremmo mettere dei soldi sul tavolo per finanziare i contributi della società civile in questi paesi, e garantire la frequenza delle riunioni”, dice Lange, che aggiunge che la sua commissione ha recentemente discusso con la Commissione europea la necessità di rafforzare il ruolo delle delegazioni UE nel sostenere il lavoro dei gruppi consultivi nazionali.

Tuttavia, c’è una lacuna quando si tratta di applicare e imporre rimedi nei casi in cui le aziende e i governi violino gli standard stabiliti nei patti commerciali.

Lange ha esposto la propria proposta insieme con la Fredrik Ebert Stiftung per coprire i costi delle sanzioni e le procedure di compensazione.

“La mia proposta era di fissare un risarcimento per le vittime. Ora stiamo riflettendo di più sull’idea di un risarcimento incentrato sulle imprese”, dice Lange a EURACTIV.

“Entro la fine dell’anno, avremo un’intesa con la Commissione su come sarà questo processo di applicazione in futuro”.

C’è stato un contraccolpo per alcuni paesi rispetto alla proposta della tassa sull’anidride carbonica alle frontiere, con un certo numero di stati africani che sostengono che il prelievo ipotizzato li colpirebbe in modo sproporzionato, considerando che sono responsabili di una quota di emissioni di anidride carbonica molto più bassa rispetto all’Europa.

“Sì, dobbiamo anche essere equi. Gli obblighi dell’accordo di Parigi sono diversi per l’UE e, per esempio, per il Marocco e la Tunisia, e questo influisce sul meccanismo della tassa sull’anidride carbonica alle frontiere. A livello internazionale dobbiamo essere chiari e non dare l’immagine di essere protettivi”, ha detto Lange.

Tuttavia, è chiaro che far rispettare gli standard sulle condizioni di lavoro e quelli ambientali “non è solo un’idea europea o una visione imperialista europea”: la maggior parte dei paesi del mondo ha sottoscritto gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, le norme fondamentali del lavoro dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, le norme ambientali delle Nazioni Unite e l’accordo di Parigi sul clima.

“Questi sono standard universali. Stiamo mettendo il punto sugli impegni che anche gli altri  paesi hanno preso. Vogliamo la piena attuazione di questi impegni; né più, né meno”.