Un’Italia più forte, in Europa

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L'ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte mentre passa la campanella al successore Mario Draghi nella cerimonia a Palazzo Chigi. [EPA-EFE/FILIPPO ATTILI]

La formazione del governo Draghi, da oggi (mercoledì 17 febbraio) in aula per ottenere la fiducia delle Camere, perfeziona il compimento della svolta europeista del Paese, ritornato nell’ultimo anno e mezzo a sedersi a suo agio al tavolo dei leader dell’Unione.

Andrea Vignini, già esperto per il gabinetto del ministro per gli Affari Europei, è dottorando di ricerca in Amministrazione e Mercato al dipartimento di Scienze Giuridiche (Università di Pisa).

La formazione del governo Draghi, da oggi in aula per ottenere la fiducia delle Camere, sembra perfezionare la nuova svolta europeista del Paese, che nell’ultimo anno e mezzo è riuscito a sedersi nuovamente e con autorevolezza al tavolo dei leader dell’Unione.

L’appello del Presidente Mattarella, accolto dalla quasi totalità delle forze parlamentari, chiama la politica a riorganizzarsi per affrontare le maggiori sfide del nostro tempo: la pandemia e il rilancio dell’economia. Obiettivi importanti da realizzare nel segno dell’unità e della cooperazione votate all’interesse del Paese, tornato finalmente ad essere protagonista del processo di approfondimento dell’integrazione europea.

L’indicazione, da parte del Capo dello Stato, dell’ex Presidente della Bce alla guida del nuovo esecutivo è figlia non solo della sua riconoscibilità internazionale, ma anche del ruolo di opinion leadership esercitato dal professor Mario Draghi. Durante la pandemia, il neopresidente del Consiglio ha, infatti, contribuito ad orientare l’azione dei governi dell’Unione nel fornire una risposta economica e sanitaria pubblica, congiunta e senza precedenti.

Lo scorso 25 marzo, nel ricordare, dalle colonne del Financial Times, che “il giusto ruolo dello stato sta nel mettere in campo il suo bilancio per proteggere i cittadini e l’economia”, il più illustre allievo di Federico Caffè offriva nuove basi ideologiche per la riscrittura della costituzione economica europea, cancellando, da un lato, l’austerità espansiva, e nobilitando, dall’altro, l’azione dei poteri pubblici nel rilanciare l’economia.

La rinnovata solidarietà dei leader Ue ha fatto il resto, dando corpo a quell’impianto ideale, ed è così che la sospensione del Patto di stabilità e crescita; la confermata politica monetaria espansiva della Bce; il programma Sure; il rafforzato ruolo della Bei e, da ultimo, l’approvazione di Next Generation Eu nel quadro del bilancio Ue possono essere letti come i primi capitoli di un nuovo patto per l’integrazione economica e sociale, votato con ambizione a promuovere negli Stati membri investimenti e riforme strutturali, finalizzati a rafforzare la resilienza degli ordinamenti nazionali.

Fondamentale, inoltre, è stato il ruolo della Commissione nel negoziare e sottoscrivere per gli Stati membri gli accordi di acquisto di 2.3 miliardi di dosi vaccinali con le aziende farmaceutiche produttrici e distributrici, garantendo unità d’azione anche sul fronte dell’uscita dall’emergenza sanitaria. Alle aspettative dell’Europa verso l’Italia, prima beneficiaria del Recovery Plan, cerca ad oggi di corrispondere il nuovo Esecutivo, sia nella forma che nella sostanza.

È da leggere in tal senso l’istituzione dei dicasteri della Transizione ecologica, affidata a Roberto Cingolani, e della Transizione digitale, in carico a Vittorio Colao, diretta alla piena attuazione della twin transition verde e digitale, per la quale l’Europa chiede di destinare rispettivamente il 37% e il 20% delle risorse stanziate.

L’impatto più significativo avuto dal nuovo corso delle istituzioni Ue sul sistema politico italiano si registra, però, nel ricollocamento del maggiore partito di ispirazione sovranista nell’alveo delle forze parlamentari che sostengono il Governo Draghi e la sua agenda. Un riposizionamento che, sebbene estemporaneo e da valutare pienamente nella sua autenticità nei prossimi mesi, segna un punto di svolta nella partecipazione recente dell’Italia al processo di integrazione europea.

Il Presidente del Consiglio Draghi si offre alle Camere come il miglior interprete di un programma efficace di rifondazione dell’economia italiana, nel solco di una recuperata fiducia verso l’Italia da parte dei partner europei, tracciato dal precedente Governo. Un mandato storico, dal cui successo dipende il futuro dell’Unione Europea.