Le contraddizioni europee del M5S

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Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio [EPA-EFE/FABIO FRUSTACI]

Sull’Unione europea il Movimento 5 Stelle ha sempre avuto una posizione ambigua. Le contraddittorie dichiarazioni di Di Maio in materia negli anni lo testimoniano. In parte ciò era dovuto alla convivenza nel Movimento 5 Stelle di posizioni diverse in materia. In parte alla volontà di tenersi le mani libere per poter fare dopo le elezioni una svolta nazionalista o europeista a seconda delle convenienze, ovvero delle alleanze necessarie per andare al governo. Così per formare il primo governo Conte il M5S ha aderito alla linea nazionalista e anti-europea della Lega, salvo poi affidare a esponenti del PD tutti i ruoli chiave sui temi europei per dar vita al secondo governo Conte.

Ma non si può essere forza di governo e assumere responsabilità di governo senza una linea chiara sul ruolo dell’Italia nell’UE, che costituisce il quadro ineludibile per tutte le scelte fondamentali, e il salvagente nei momenti di bisogno. Senza l’UE l’Italia non avrebbe potuto affrontare la pandemia. L’ingente indebitamento fatto è sostenibile solo grazie ai massicci acquisti di titoli italiani da parte della Banca Centrale Europea. E le speranze di una ripresa sono strettamente legate al Next Generation EU – il piano da 750 miliardi con cui l’UE finanzierà investimenti e riforme per tornare a crescere dopo la pandemia, trasformando economia e società in direzione dell’era digitale e della sostenibilità ambientale – di cui l’Italia sarà il maggior beneficiario. La Banca Europea degli Investimenti sta fornendo linee di credito essenziali per il tessuto imprenditoriale. Il programma SURE aiuta a finanziarie la cassa integrazione. Ed è sempre dalla UE che ci aspettiamo la fornitura dei vaccini, grazie ai grandi contratti d’acquisto stipulati dalla Commissione. In sostanza l’UE è una rete di protezione essenziale, oggi come in passato. Non si può governare l’Italia senza averne piena consapevolezza.

Movimento 5 Stelle, la scissione al Parlamento europeo

Quattro eurodeputati M5S hanno annunciato l’addio alla delegazione del Movimento delle Cinque Stelle (M5S) al Parlamento europeo.

Ignazio Corrao, Eleonora Evi, Piernicola Pedicini e Rosa D’Amato, considerati vicini all’ala guidata da Alessandro Di Battista, hanno spiegato che “la decisione è stata …

Ma in Italia alcuni, anche nel M5S, continuano ad associare l’UE all’austerità, una politica sbagliata abbandonata già dopo le elezioni europee del 2014. La Commissione Juncker infatti lanciò la Comunicazione sulla flessibilità – che reinterpretava il Patto di stabilità e crescita mettendo l’accento sulla seconda e dando più flessibilità ai bilanci nazionali – ed il Piano Juncker, cioè il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI), che contro le aspettative di molti, ha funzionato meglio del previsto. Tra il 2014 e il 2019 l’EFSI ha mobilitato in Italia oltre 50 miliardi di investimenti, ben più di quanto fatto dai governi italiani nello stesso periodo. Tra le vittime di questa narrazione che associa UE e austerità vi è anche il Meccanismo Europeo di Stabilità e i suoi predecessori, che sono intervenuti a sostenere 5 Stati membri: Irlanda, Portogallo, Spagna, Grecia e Cipro. In 4 casi i Paesi sono usciti da programma di aiuto in anticipo, facendo le riforme e ripartendo con altri tassi di crescita. Ma tutti ricordano solo il caso della Grecia, le cui difficoltà erano in buona parte dovute anche alla debolezza amministrativa del Paese.

Tutti sul carro del nuovo Mes

In vista dell’agognata riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, concordata già oltre un anno fa e rimandata, per adesso, in attesa che emerga un compromesso comune, si moltiplicano le proposte per una ridefinizione del suo ruolo, nell’ambito della governance economica …

Così oggi il M5S da un lato assume nel Parlamento europeo posizioni europeiste rispetto alla riforma delle istituzioni o al rafforzamento delle politiche europee. Dall’altro in Italia alcuni suoi esponenti assumono posizioni anti-europee e continuano a considerare il MES e la sua riforma come una sorta di tabù. Eppure la riforma del MES appena approvata non ne cambia i meccanismi decisionali, ma ne amplia il mandato, permettendo di usare i fondi del MES come risorsa di ultima istanza nel caso di gravi crisi bancarie nel caso non bastasse il fondo di risoluzione ad hoc finanziato dalle banche stesse. Sebbene una riforma ben più radicale e volta a riportarlo nel quadro istituzionale dell’UE e attribuendo alle istituzioni sovranazionali europee un ruolo di gestione e controllo dello stesso sarebbe auspicabile, quella approvata è una mossa volta a completare l’unione bancaria, una storica richiesta dell’Italia, che per anni si è lamentata dei tentennamenti tedeschi in tal senso. Ed è parte di un processo di trasformazione del MES testimoniato anche dalla creazione della linea di credito pandemico, che vale il 2% del PIL, priva di qualunque condizionalità salvo utilizzare le risorse per spese sanitarie dirette e indirette.

Eurogruppo, trovato l'accordo sulla riforma del Mes

L’Eurogruppo di lunedì 30 novembre ha approvato la riforma del Meccanismo europeo di stabilità. “Abbiamo raggiunto un accordo sulla riforma. A gennaio firmeremo il trattato e avvieremo la procedura di ratifica a livello nazionale”, ha annunciato il presidente Paschal Donohoe.

La …

Rischiare la caduta nel governo nel mezzo della pandemia, per bocciare una riforma del MES migliorativa e sulla linea da sempre richiesta dall’Italia sarebbe la dimostrazione più concreta dell’incapacità del M5S di farsi carico della responsabilità del governo e di comprendere quanto l’UE sia fondamentale per l’Italia e il suo futuro.

Mes: il masochismo al potere

Dopo che l’eurogruppo ha varato lunedì 30 novembre la riforma del Mes, già prevista per lo scorso anno e rinviata a causa prima delle ritrosie italiane e poi del deflagrare dell’emergenza pandemica, tocca ora ai parlamenti nazionali ratificarla.

Si tratta …