La Polonia tra europeismo e nazionalismo

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Rafał Trzaskowski

Il candidato presidente dell'opposizione Rafal Trzaskowski, attaule sindaco di Varsavia, durante un incontro con la popolazione a Walcz. [EPA-EFE/MARCIN BIELECKI POLAND OUT]

Il secondo turno delle elezioni presidenziali polacche difficilmente potrebbe essere più incerto e più decisivo per il futuro della Polonia. Un Paese oggi profondamente diviso, dopo una legislatura e un mandato presidenziale dominati dal PiS (Diritto e giustizia), sotto la guida di Jaroslaw Kaczinski, che non ha però assunto alcun incarico di governo, ma muove i fili come leader del partito. In gioco vi è la futura direzione del Paese con un’alternativa netta tra una visione liberale ed europeista, incarnata dal giovane sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski, ed una autoritaria e nazionalista impersonata dal presidente uscente Andrzej Duda.

Negli ultimi anni il PiS ha sistematicamente eroso l’indipendenza della magistratura, con una serie di azioni e di leggi che hanno portato a ripetuti interventi sia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che del Consiglio d’Europa (un’organizzazione internazionale diversa dall’UE, che si occupa principalmente di diritti umani e stato di diritto), alla sospensione della cooperazione giudiziaria da parte di vari Paesi europei, al rifiuto da parte di alcuni Paesi di estradare cittadini polacchi in Polonia perché non vi sarebbe garantito un processo equo, alla sospensione della partecipazione degli organi giudiziari polacchi alle associazioni europee con i loro omologhi, essendo venuta meno la loro indipendenza dal potere politico. La perduta indipendenza della magistratura polacca non è un’opinione dell’opposizione, ma un fatto riconosciuto dai più alti organi giurisdizionali europei e internazionali. Ovviamente il tutto nel quadro di uno scontro aperto tra i vari organi giurisdizionali polacchi, alcuni dei quali non riconoscono la legittimità degli atti di quelli modificati mediante leggi considerate incostituzionali e riconosciute come contrarie al diritto europeo dalla Corte di Giustizia. Tuttavia, il fatto che la situazione sia simile all’Ungheria, e che i due Paesi mettano ciascuno il veto rispetto alle sanzioni all’altro, ha impedito all’Unione europea di sanzionarli.

Al contempo il PiS ha trasformato la televisione pubblica in una sorta di organo propagandistico, con attacchi continui all’opposizione e uno spazio immenso al PiS. Ha anche tentato di imporre un voto solo per posta in maggio nel mezzo della pandemia, quando l’opposizione non poteva fare campagna elettorale, ma alla fine non è riuscito in tale blitz e le elezioni sono state rimandate. Duda ha vinto il primo turno, ma senza raggiungere la maggioranza assoluta, e i sondaggi sono molto incerti per il ballottaggio.

La campagna elettorale è stata durissima, con Duda che ha attaccato la comunità LGTB, nel Paese più omofobo d’Europa, in cui vari amministratori locali del PiS hanno proposto di rendere i loro territori LGTB-free. In un Paese in cui la polizia in varie occasioni ha usato la forza contro manifestazioni dell’opposizione o della comunità LGTB, mentre ha scortato quelle dei gruppi dell’estrema destra neo-nazista. D’altronde nel suo mandato da Presidente Duda, ricordando la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, ha ritenuto di parlare solo delle vittime polacche e non di quelle ebree, scatenando un incidente diplomatico con Israele e un moto di sdegno trasversale.

I risultati del primo turno mostrano peraltro anche una spaccatura territoriale molto forte, con le città che hanno votato in prevalenza per il candidato dell’opposizione e le aree rurali per il Presidente uscente. Preoccupato dai sondaggi Duda ha giocato anche la carta Trump, con una visita al presidente americano a pochi giorni dal voto, ottenendo la promessa che i militari americani che lasceranno la Germania potrebbero essere spostati in Polonia, se i relativi costi fossero pagati da tale Stato. In un Paese storicamente preoccupato per la propria sicurezza e per la minaccia russa, in cui l’atlantismo è una componente essenziale, una mossa di grande efficacia.

Così come alcune politiche sociali del PiS hanno riscosso un grande consenso. Tra queste un generoso sussidio per le mamme, per ogni figlio fino ai 18 anni. Uno strumento che ha portato ad una drastica riduzione della partecipazione femminile al mondo del lavoro, e che consolida il modello familiare proposto dal PiS, con una donna a casa e non indipendente economicamente, dal momento che alla maggiore età dei figli il sussidio finisce, e non contribuisce a maturare una pensione.

Il voto odierno avrà dunque un ruolo fondamentale per il futuro della Polonia, ed anche dell’Unione Europea.