Il dibattito presidenziale Usa e la sicurezza europea

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Un momento del confronto televisivo tra Donald Trump e Joe Biden. [EPA-EFE/Morry Gash / POOL]

La politica estera è stata la grande assente in un dibattito di livello infimo. Tutto ciò richiama l’urgenza per l’Ue di dotarsi di una vera politica estera per difendere i propri interessi e valori sulla scena internazionale.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo concorrente democratico Joe Biden si sono affrontati in un primo dibattito televisivo segnato da insulti personali e ripetute interruzioni, confrontandosi sulla pandemia, l’economia, il cambiamento climatico, le tensioni razziali e la correttezza delle elezioni di novembre. Trump ha ripetutamente interrotto sia Biden che il moderatore di Fox News Chris Wallace violando le regole concordate per il confronto. Alla domanda su quanto abbia pagato di tasse, dopo lo scoop del New York Times secondo cui avrebbe pagato solo 750$ nel 2016 e 2017, Trump ha risposto “milioni di dollari”, ma rifiutandosi ancora di mostrare la propria dichiarazione dei redditi, a differenza di Biden e dei presidenti prima di lui.

Con le votazioni anticipate e postali già in corso a causa della pandemia e più di un milione di americani che hanno già votato, il confronto era considerato decisivo per influenzare gli elettori indecisi. Il tutto acuito dal rifiuto di Trump di impegnarsi ad un pacifico trasferimento di potere in caso di sconfitta, e dalla minaccia di ricorrere fino alla Corte Suprema, oggetto di scontro per la nomina di un nuovo giudice.

La politica estera è stata la grande assente in un dibattito di livello infimo e indicatore della polarizzazione della società americana. Difficilmente potrà uscire da queste elezioni un leader in grado di riportare gli Usa nel ruolo di guida e pilastro di un ordine mondiale cooperativo e multilaterale in grado di affrotnare le sfide globali.

Tutto ciò richiama l’urgenza per l’Unione europea di dotarsi di una vera politica estera, di sicurezza e di difesa per garantire la propria sicurezza e difendere i propri interessi e valori sulla scena internazionale. Urgenza rafforzata dal proliferare e dall’acuirsi delle crisi internazionali intorno all’Unione: dal Nagorno-Karabakh alla Bielorussia, dall’Ucraina al Mediterraneo Orientale, dalla Siria al Libano, dal Medio Oriente alla Libia e al Nord Africa. In assenza di una vera politica europea troviamo l’attivismo di singoli Paesi, in particolare della Francia, la cui azione non è in grado di stabilizzare l’area di vicinato, ma provoca critiche e malumori.

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Macron è anche fautore di un “dialogo strategico” con la Russia, e insiste sulla necessità che l’Ue cooperi con Mosca per costruire la pace in Europa e risolvere le crisi geopolitiche in corso, che non possono essere affrontate senza il contributo russo. Anche alla luce delle sue critiche alla Nato questa posizione ha suscitato le critiche di vari Paesi europei – tra cui Germania, Paesi Bassi, Polonia e Stati baltici – che vogliono mantenere o rafforzare le sanzioni Ue contro la Russia, imposte per l’annessione della Crimea del 2014, anche alla luce dell’avvelenamento di Alexei Navalny. Sul caso Navalny anche Macron ha chiesto chiarimenti alla Russia, specificando che la comunità internazionale dovrà decidere le conseguenze sulla base delle informazioni fornite o meno dalla Russia a un’indagine dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW). Anche l’attivismo francese in Libano o Libia ha suscitato reazioni critiche, sia da parte dei Hezbollah in Libano, che in passato dall’Italia riguardo alla Libia.

Ma non si può biasimare la Francia perché cerca di affrontare le crisi geopolitiche finché non si dota l’Unione di una vera politica estera, di sicurezza e di difesa, decisa a maggioranza qualificata e dotata di strumenti civili e militari adeguati alle sfide di fronte all’Europa.

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