Germania, Laschet presidente della Cdu. Nel segno della continuità

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Laschet-1 [EPA-EFE/CHRISTIAN MARQUARDT / POOL POOL]

L’elezione di Armin Laschet a presidente della Cdu in Germania è un’ottima notizia per l’Unione europea. Il legame di Laschet con l’Europa e i suoi valori è solido, scrive Ubaldo Villani-Lubelli.

Cittadino di Aquisgrana, una delle città dove risiedono le radici dello spirito europeo, da ministro-presidente del Nord Reno-Westfalia, il più popoloso Land tedesco e geograficamente in una posizione strategica, ha intessuto ottime relazioni con le istituzioni europee e con gli altri Stati membri, in particolare con la Francia in quanto Laschet è responsabile per le attività culturali nell’ambito della cooperazione franco-tedesca. Laschet ha anche partecipato, in occasione dei festeggiamenti dei trent’anni dalla riunificazione tedesca, alle celebrazioni organizzate dall’Ambasciata tedesca a Roma. In quell’occasione ha difeso il Recovery Plan e sottolineato l’importanza di aiutare e sostenere un Paese come l’Italia duramente colpito dalla pandemia del Covid-19. 

Laschet è dunque un leader che dovrebbe garantire una transizione ordinata e tranquilla nella complicata fase politica che porterà la Germania nell’era post-merkeliana. Sarà espressione di una Germania europeista e mai di una Germania che vuole dividere l’Europa. La sua principale caratteristica sarà quella di integrare piuttosto che polarizzare. Cercherà una sintesi tra posizioni diverse attraverso un lungo lavoro di mediazione politica. In questo senso sembra essere un presidente della Cdu perfetto. Non si dimentichi, inoltre, che Laschet, da ministro dell’Immigrazione nel Nord Reno-Westfalia (2005-2009), è stato anche un antesignano delle politiche merkeliane di integrazione degli immigrati.

Le difficoltà, tuttavia, non mancano e sono già iniziate. Prima di tutto l’altro candidato uscito sconfitto, Friedrich Merz, darà battaglia per difendere le posizioni più intransigenti sull’Europa e più conservatrici in Patria. A congresso ancora in corso, Merz ha rinunciato a un posto nel Presidio della Cdu ma ha chiesto (probabilmente sapendo di non poter essere accontentato) il ministero dell’Economia dell’attuale governo Merkel. 

La vera questione che dominerà il dibattito nelle prossime settimane è la Kanzlerfrage: chi sarà il candidato al cancellierato alle elezioni federali del 26 settembre? In teoria la risposta è semplice: il presidente della Cdu, ovvero Armin Laschet. Eppure mai come questa volta non è così scontato. Laschet indubbiamente aspira a essere cancelliere ma i suoi indici di popolarità sono piuttosto bassi. Al momento sembra essere un candidato cancelliere debole. Dovrà, inoltre, avere la meglio sulle ambizioni di Markus Söder, popolarissimo ministro-presidente della Baviera, che nel corso di questa pandemia ha acquisito un profilo nazionale. La sua linea dura contro la pandemia – la Baviera ha intrapreso le misure più rigide – è stata molto apprezzata. Laschet dovrà guardarsi anche alle spalle dall’ascesa politica del ministro della Sanità Jens Spahn, suo vice, tanto da essersi candidato in tandem alla guida della Cdu, ma anch’egli molto apprezzato per come ha gestito la crisi pandemica. Spahn è un profilo anche molto diverso da Laschet e Söder. Nato nel 1980, è un conservatore liberal, omosessuale e cresciuto all’ombra di Wolfgang Schäuble di cui è stato vice-ministro alle Finanze. In ogni caso tutti e tre i potenziali candidati rappresentano una consapevole continuità con l’approccio europeista dell’ultima fase del merkelismo. 

Per capire le reali possibilità di Laschet di diventare il candidato alla cancelleria bisognerà probabilmente aspettare le difficili elezioni regionali del 14 marzo nel Baden-Württemberg e in Rheinland-Pfalz, due Länder dove la Cdu è all’opposizione. Se la Cdu dovesse ribaltare gli attuali governi, le quotazioni di Laschet saliranno inevitabilmente. Diversamente, potrebbe essere il turno di un bavarese. Gli unici due sfortunati precedenti storici risalgono al 1980 con Franz Josef Strauß e al 2002 con Edmund Stoiber.

Ubaldo Villani-Lubelli è storico delle Istituzioni politiche e lavora all’Università del Salento. È membro della rete internazionale Rub-Europadialog promossa dalla Fondazione Mercator e dall’Università della Ruhr di Bochum in Germania, si occupa di storia politica tedesca ed è autore di numerosi saggi sulla politica tedesca ed europea.