Wirecard, vigilanza Ue: i controlli tedeschi sono stati “inefficienti”

Secondo un rapporto dell’organo di vigilanza finanziaria dell’Ue, le autorità tedesche sono in parte responsabili dello scandalo Wirecard che ha sconvolto il Paese quest’anno.

Secondo un rapporto dell’Esma, l’autorità europea che vigilanza su mercati e prodotti finanziari, le autorità di vigilanza tedesche hanno avuto un ruolo nell’escalation dello scandalo Wirecard.

Il rapporto è stato commissionato dalla Commissione europea poco dopo che la falsificazione del bilancio di Wirecard AG è stata resa nota a giugno, quando è emerso che non erano mai esistiti quasi 2 milioni di euro di attivi societari che avrebbero dovuto essere detenuti nelle banche filippine. Dopo lo scandalo il ceo di Wirecard Markus Braun è stato arrestato e rilasciato su cauzione dopo una notte. Il suo collega Jan Marsalek è fuggito dalla Germania ed è ancora oggi ricercato.

Martedì 3 novembre l’Esma ha presentato la sua relazione, che individua “deficit, inefficienze e ostacoli legali e procedurali” nel sistema di vigilanza tedesco.

La mancanza di coordinamento tra BaFin e Frep

Secondo l’autorità europea è mancato soprattutto un coordinamento efficace tra la BaFin (l’Autorità federale di vigilanza finanziaria) e il Financial Reporting Enforcement Panel (Frep). Quest’ultimo, in particolare, avrebbe operato in modo troppo lassista.

La BaFin, direttamente subordinata al ministero delle Finanze, è la più importante autorità federale per garantire la stabilità finanziaria in Germania. Il Frep invece è una società privata che controlla le società per conto del governo tedesco al fine di garantire che i loro bilanci siano redatti correttamente. In una procedura in due fasi, il Frep esamina i bilanci prima che la BaFin sia autorizzato a farlo.

La BaFin si è difesa sostenendo che il Frep era stato incaricato della revisione contabile della Wirecard AG, e che lo scandalo è stato scoperto prima che l’autorità federale di vigilanza inanziaria potesse essere coinvolta direttamente. Il rapporto dell’Esma accoglie questa linea e  considera quindi il Frep più responsabile.

Durante l’esame del rapporto finale di Wirecard per il 2014, il Frep avrebbe dovuto includere più riferimenti a quanto pubblicato dai media. In particolare agli articoli del Financial Times, che avevano messo in evidenza le incoerenze nei bilanci.

Ora si potrebbe supporre che anche le autorità del BaFin abbiano letto questi articoli. E in effetti, il rapporto critica l’agenzia per non aver richiesto un esame – anche se ammette che questo punto deve essere valutare in modo diverso, dato il processo in due fasi.

Tuttavia, a giugno il servizio scientifico del Bundestag ha stabilito che la BaFin avrebbe potuto benissimo occuparsi dell’esame in una fase iniziale se fossero stati sollevati “notevoli dubbi sul corretto svolgimento” dell’esame del Frep. Secondo l’Esma però tali dubbi non potevano sorgere.

Secondo il rapporto, il Frep e la BaFin per ragioni di segretezza non potevano condividere sufficienti informazioni, cosicché l’autorità di vigilanza non poteva sapere che il Frep era troppo permissivo.

Il governo tedesco ha annunciato già a giugno che non intende più collaborare con il Frep in futuro e che avrebbe invece rafforzato la BaFin, ad esempio, concedendole la possibilità di fare verifiche speciali.

Il rischio di interferenze politiche

Il ministro delle finanze Olaf Scholz (SPD) è stato politicamente responsabile del BaFin nel periodo in questione. L’opposizione ha mosso nei suoi confronti alcune gravi accuse, come quella di aver reimpegnato la BaFin per proteggere la Wirecard.

Secondo il rapporto dell’Esma, non esiste alcuna prova di ciò, ma si sottolinea il rischio di interferenze da parte di Scholz, in quanto la BaFin ha riferito spesso e dettagliatamente al ministero, a volte anche prima che venissero prese (o non venissero prese) decisioni.

Una commissione d’inchiesta parlamentare sta attualmente chiarendo queste e altre questioni simili. Questo potrebbe minare la corsa a cancelliere di Scholz per il partito socialdemocratico. Scholz ha accolto con favore l’istituzione della commissione e ha sottolineato di voler chiarire l’intera questione.