Ungheria, Orban vince di nuovo le elezioni: i nemici sono Bruxelles e Zelensky

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Orbán ha ottenuto un quinto mandato come primo ministro dell’Ungheria, il quarto consecutivo dal 2010. Il legame con Putin non ne ha scalfito il successo.

Viktor Orban vince ancora ancora una volta. La vittoria era prevedibile, ma la portata del suo successo che ha consentito al suo partito, Fidesz, di ottenere un risultato non lontano da quello di quattro anni fa, intorno al 50%, era stata sottovalutata dai suoi sfidanti e da molti analisti. Le previsioni secondo cui l’amicizia con Putin avrebbe potuto mettere in discussione il consenso del primo ministro ungherese sono state smentite dal risultato. Uniti per l’Ungheria, l’alleanza dei sei partiti di opposizione, che sostenevano Peter Marki-Zay, non è riuscita a raggiungere il 40%. E Orban, che si era proposto come “uomo della pace” spingendo sulla paura del conflitto ucraino, ha esultato: “Abbiamo vinto contro tutti”.

Nel suo discorso dopo la vittoria, il premier ungherese non ha fatto riferimento ai rapporti con Putin ma ha elencato il presidente Zelensky, i “burocrati a Bruxelles”, “l’impero Soros” e i “media internazionali” come suoi “avversari”.

“Questa nostra quarta vittoria consecutiva è la più importante, perché abbiamo conquistato il potere contro un’opposizione che si era alleata. Si sono alleati tutti e noi abbiamo vinto lo stesso – ha dichiarato il primo ministro rieletto – Abbiamo vinto anche a livello internazionale contro il globalismo. Contro Soros. Contro i media mainstream europei. E anche contro il presidente ucraino. Fidesz rappresenta una forza conservatrice patriottica e cristiana. È il futuro dell’Europa. Prima l’Ungheria!”, ha concluso, riprendendo il celebre slogan di Donald Trump “America first”.

Marki-Zay ha, dal canto suo, riconosciuto la sconfitta, ma ha denunciato: “In un sistema ingiusto e disonesto come questo non potevamo fare di più”, contestando la fortissima propaganda del governo che durante la campagna elettorale è riuscito ad occupare tutti gli spazi televisivi.

Tra gli elettori è prevalsa la paura, alimentata dalle dichiarazioni del governo, che l’opposizione volesse trascinare l’Ungheria in guerra, autorizzando il passaggio di armi dirette all’Ucraina.

Il sospetto di brogli e le tensioni con Bruxelles

Sul voto di domenica 3 aprile pesa anche il sospetto di brogli. L’ong Hungarian Civil Liberties Union ha segnalato irregolarità. A Hortobagy, cittadina dell’Ungheria orientale, il governo locale, secondo gli attivisti, avrebbe organizzato e pubblicizzato autobus per portare la gente a votare. “La commissione elettorale locale ha affermato che questo è illegale, ma i nostri attivisti – sostiene l’ong – hanno individuato un bus che li trasportava”. Accuse che si aggiungono ai sospetti denunciati nei giorni scorsi da diversi giornalisti che hanno rinvenuto delle schede elettorali bruciate in Romania, in una regione abitata dalla minoranza ungherese. Il timore di irregolarità aveva spinto l’Osce a mandare, per la prima volta in un paese dell’Ue, 200 osservatori per monitorare il corretto svolgimento del voto.

Con la vittoria di Orban in Ungheria i timori per la deriva illiberale del Paese è destinata a tornare al centro del dibattito in Europa, così come la discussione sui ritardi e le mancanze delle istituzioni Ue, che il primo ministro è tornato a sfidare. Nelle settimane prima delle elezioni, ad esempio ci si aspettava che la Commissione europea attivasse il nuovo meccanismo sullo Stato di diritto che consente di bloccare i fondi ai Paesi Ue che non rispettano la normativa Ue in materia. Una mossa che era stata caldeggiata dal Parlamento europeo, ma che l’esecutivo Ue ha preferito rimandare per non essere accusato di interferenze nel voto.

Una vittoria che fa sognare i sovranisti

Allo stesso tempo, il successo elettorale del leader ungherese è destinato a rafforzare il fronte sovranista. Non tanto all’interno del gruppo di i Visegrád, la cui unità è messa a dura prova dalla scelta di Orban di non sostenere l’Ucraina e mantenere buone relazioni con Mosca, quanto in altri Paesi. Non è un caso che i primi a congratularsi con il primo ministro francese siano stati il leader della Lega, Matteo Salvini,  e la candidata del Rassemblement National  alle presidenziali francesi, Marine Le Pen. In Francia il 10 aprile si voterà per il primo turno delle presidenziali e i sondaggi dicono che  potrebbe esserci un testa a testa tra il presidente uscente Emmanuel Macron e Le Pen.

“Bravo Viktor! – ha scritto su Facebook Salvini  – Da solo contro tutti, attaccato dai sinistri fanatici del pensiero unico, minacciato da chi vorrebbe cancellare le radici giudaico-cristiane dell’Europa, denigrato da chi vorrebbe sradicare i valori legati a famiglia, sicurezza, merito, sviluppo, solidarietà, sovranità e libertà, hai vinto anche stavolta grazie a quello che manca agli altri: l’amore e il consenso della gente. Forza Viktor, onore al libero Popolo ungherese”.

Nel suo discorso, Orban ha ringraziato gli alleati di Fidesz all’estero. “Non è solo la nostra vittoria – ha detto – .Il mondo intero” potrebbe vedere che la politica conservatrice “non è il passato, è il futuro”.